Appuntamenti, turni e distanze: pronti estetiste e parrucchieri

Migliaia gli addetti che puntano a ripartire. Confartigianato: attenzione all’abusivismo

UDINE. Chiome ingestibili, ricrescite e manicure e pedicure discutibili sono alcuni degli effetti collaterali dell’epidemia da Covid-19.

Anche se non sono i risvolti più drammatici dell’epidemia, Alessandro Ferreghini di Confartigianato Udine sottolinea: «La cura di noi stessi non è un aspetto frivolo, ci aiuta a reggere impatti psicologici, dunque il mondo dell’estetica e delle acconciature contribuisce a costruire il benessere della persona». Loredana Ponta, presidente di Confartigianato Benessere a livello regionale gli fa eco con una battuta: «In questo periodo di chiusura mi sono resa conto pienamente del nostro ruolo sociale.

Non pensavo che senza di noi la gente andasse in tilt». Il comparto benessere oltre a questo riveste anche un’importanza economica non trascurabile. A livello nazionale, Confartigianato calcola una perdita economica di 1.078 milioni di euro nei mesi di marzo, aprile e maggio, per le imprese di estetica e acconciatura, che potrebbe avere pesanti ripercussioni occupazionali.

Confartigianato Udine stima che in provincia ci siano 1.500 imprese nel comparto benessere, sfiorando i 4.000 addetti impegnati nel settore. Il dato è da raddoppiare per ottenere la stima dei numeri a livello regionale. «Riceviamo centinaia di telefonate dai nostri associati. La situazione emozionale è difficile, c’è grandissima preoccupazione.

La chiusura ha già avuto un impatto devastante. C’è il bisogno di riaprire, in sicurezza certo, ma riaprire. Ancora non abbiamo nessuna certezza, ma le indiscrezioni parlano di una riapertura a metà strada tra il 4 e il 25 maggio, si parla forse dell’11 o del 18 maggio. Nel frattempo noi abbiamo messo a punto un protocollo per ricominciare a lavorare in sicurezza.

Esso dovrà essere sottoposto a una valutazione tecnico-scientifica ma intanto possiamo iniziare a immaginarci come tornare al lavoro», dice Ferreghini. Si andrà dal parrucchiere e dall’estetista solo per appuntamento, ci saranno percorsi e appuntamenti calibrati per limitare al massimo le interazioni tra le persone, gli orari saranno dilatati con turnazione dei dipendenti.

Il cliente arriverà con la propria mascherina, e gli addetti saranno anche loro muniti di mascherina, occhiali o visiere in plexiglass in caso di trattamenti a distanza ravvicinata e guanti (con possibili deroghe sui guanti per trattamenti che ne impediscono l’uso). Ci sarà un’azione di accurata igienizzazione delle postazioni di lavoro dopo ciascun trattamento e degli strumenti utilizzati.

Ferreghini mette in guardia gli addetti del settore: «Ho sentito di fornitori che tempestano i nostri acconciatori ed estetisti di proposte di vendita di presidi e apparecchiature per la pulizia del salone costosi che non servono. Questo è sciacallaggio: ipoclorito di sodio e alcol sono più che sufficienti per la pulizia». Ferreghini continua: «Noi auspicavamo una riapertura già il 4 maggio, i nostri associati sono pronti, ora c’è tanta voglia di rimettersi in gioco. C’è bisogno di ripartire anche perché le nuove norme igieniche rischiano di creare un rallentamento del lavoro del 40%. In più, la crisi economica sicuramente determinerà una minore capacità di spesa nella popolazione, impoverita da mesi di cassa integrazione.

Qualcuno ha già annunciato che chiuderà. Ho sentito tanta sofferenza da parte dei nostri imprenditori, che comunque hanno dimostrato grande dignità in questo momento emergenziale, è stato commovente per me vivere questo momento». Loredana Ponta ricorda ai colleghi l’esistenza di strutture di supporto: «Prima di dire prendo e chiudo, bisogna fare un’analisi dettagliata. Confartigianato Servizi è aperta ed è in grado di fare un’analisi amministrativa del bilancio e di valutare la situazione».

A mettere ulteriormente a repentaglio il settore è il fenomeno dell’abusivismo. Loredana Ponta lancia un forte appello ai sindaci: «Devono avere un ruolo importante ora e a seguito dell’emergenza. I sindaci se vogliono possono aiutarci ad arginare gli abusivi, che mettono a repentaglio la sicurezza loro e dei clienti. Anche i clienti si devono rendere conto dell’importanza di rivolgersi ai professionisti e di pagare l’Iva: una percentuale di essa infatti va alla sanità. Lancio anche un messaggio ai miei colleghi: manca poco alla nostra riapertura, attenzione, portiamo pazienza ancora questi giorni, spero che nessuno per fare un favore a un cliente si metta a rischiare la propria licenza riaprendo i saloni di nascosto.

Si ricomincia a lavorare tutti assieme seguendo le regole». Ponta chiede anche ulteriori aiuti per una categoria che «non ha mai chiesto niente a nessuno, è la prima volta che mettiamo in cassa integrazione qualcuno. Siamo pronti a fare sacrifici ma ciò che è stato messo in campo finora è limitato. Ci vogliono sgravi fiscali importanti. Per esempio nel Basso Friuli abbiamo chiesto ai Comuni clemenza sulla tassa rifiuti visto che non ne produciamo, e abbiamo già ottenuto dei riscontri».

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