Gli alpini friulani in prima linea a Bergamo: «Siamo il motore dell’ospedale da campo»

Le penne nere della protezione civile Ana gestiscono per una settimana la parte logistica della struttura sanitaria 

I primi giorni di maggio di solito vengono impiegati per mettere a punto la trasferta all’adunata nazionale. Quest’anno Rimini - San Marino slitta alla seconda metà di ottobre causa pandemia. Ma gli alpini friulani sono partiti lo stesso per la loro missione prioritaria: aiutare il prossimo.

Da meno di un mese l’Associazione nazionale alpini ha allestito e avviato nei padiglioni della Fiera di Bergamo un vero e proprio ospedale con 72 posti di ricovero in terapia intensiva e altrettanti di sub intensiva. Per farlo funzionare, oltre al personale medico e infermieristico, serve una solida e preparata struttura logistica. È quella che assicurano, a turno, gli alpini.

La partenza degli alpini friulani per Bergamo



Da sabato 2 maggio e per una settimana tocca alle penne nere del Friuli Venezia Giulia: 33 volontari partiti all’alba – appuntamento per formare la colonna nell’area di servizio di Cessalto – dal pomeriggio erano già operativi assieme a cinque colleghi dell’Alto Adige specializzati in antincendio.

«La sede alpini di Bergamo – premette Luigi Ziani, coordinatore della protezione civile Ana di Udine – è la base di appoggio per le attività di carattere logistico». Sinora il servizio è stato garantito dalle penne nere della Lombardia. A turno, adesso, tocca a quelle del terzo raggruppamento – ovvero Friuli Venezia Giulia, Veneto e Trentino Alto Adige – e poi a quelle degli altri tre.

«Cominciano le sezioni friulane – spiega Gianni Antoniutti, coordinatore della protezione civile Ana della sezione di Pordenone –. Quelle venete sono già operative a Padova nell’ospedale donato dall’Emirato del Qatar. Una settimana a zona: per le nostre toccherà di nuovo a giugno e luglio».

I volontari sono stati sottoposti a tampone giovedì e, prima di rientrare sabato prossimo, dovranno ripeterlo. Sono 16 gli alpini della protezione civile della sezione di Udine, 8 di Pordenone, 3 della squadra antincendio di Cividale, gli altri di Palmanova, Trieste e Gorizia.

«La parte logistica comprende cucina e guardiania, servizio antincendio all’ospedale e alla piazzola dell’elicottero, trasporto materiali, consegna pasti all’ospedale e preparazione per i volontari, segreteria. Non si viene a contatto con gli ammalati: gli alpini restano in zona verde», aggiunge Luigi Ziani. La protezione civile Ana della sezione di Udine conta poco meno di 300 volontari (sugli 850 in regione) che per l’emergenza coronavirus, sino a fine aprile, avevano operato per 1.200 giornate lavoro/uomo. «Tutti i gruppi di tutte le sezioni del Friuli Venezia Giulia hanno partecipato alla distribuzione di mascherine e consegna di generi alimentari».

Gli alpini prima di partire avevano partecipato a un corso di formazione. «Abbiamo operato in situazioni di terremoti e alluvioni, mai in un contesto così. Siamo il “motore” dell’ospedale da campo», conclude Gianni Antoniutti a capo di 236 volontari. «Ci siamo sempre».
 

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