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Si celebrano i funerali con i parenti più stretti e con molte restrizioni

Il coronavirus aveva tolto ai defunti e ai familiari la possibilità dell’ultimo saluto. Ecco come la onoranze funebri di Udine e Pordenone hanno superato il periodo

UDINE. Il coronavirus ha tolto ai defunti la possibilità di essere “accompagnati” dai parenti in chiesa o in cimitero. È venuto a mancare il momento dell’ultimo saluto, durante il quale, spesso, amici e conoscenti dimostravano l’attaccamento e la vicinanza ai congiunti della persona scomparsa. Un vero e proprio “vuoto emotivo” che ha riguardato anche il Friuli.

Certo, nulla a che vedere con i traumi subiti dagli abitanti delle province lombarde, che si sono visti portare via i morti a bordo di camion militari.


Però anche a Udine e Pordenone qualcosa si è spezzato, con le vittime del coronavirus che sono state cremate senza la vicinanza dei propri cari, e quelle no Covid-19 che non sono andate oltre una breve benedizione.



Da lunedì 4 maggio qualcosa cambierà, con il rito funebre che potrà essere celebrato ma a ranghi ridotti, con una partecipazione massima di 15 persone. In questi mesi di lockdown chi ha avuto modo di vedere in presa diretta com’è cambiata la gestione della morte sono state le attività di onoranze funebri, catapultate da un rapporto “caldo” e amichevole con i parenti delle vittime, a una realtà distaccata e fredda, fatta di distanze interpersonali, mascherine, sanificazioni e rapidità nella chiusura dei feretri.

Alessandro Prosdocimo porta avanti l’azienda di famiglia ad Aviano: «In questi mesi gli equilibri di fronte alla morte sono cambiati – confessa –. Senza funerali i parenti si sono dovuti accontentare di una visita poco prima della chiusura del feretro. Le persone hanno compreso il momento, ma il trauma è rimasto».



Niente veglia davanti alla bara, nessun rosario, niente corteo funebre e nemmeno funerale. Saltato anche il brindisi in onore del caro estinto che in molte comunità friulane è un rito dopo le esequie. E nel caso di morte per coronavirus, non c’è stata nemmeno la vestizione della salma.

Gli operatori delle onoranze funebri si sono dovuti adattare mettendo in atto tutta una serie di misure di sicurezza: «Abbiamo trattato una trentina di casi Covid. L’apprensione c’era ma ci siamo attrezzati con tute, guanti e mascherine. Comunque la paura resta, anche se si opera in sicurezza».

Andreino Zuliani della ditta Mansutti Udine pone l’accento sul mancato rapporto con i familiari. «Quando un parente viene da noi cerchiamo di dargli anche un supporto emotivo – assicura – la distanza e i tempi ridotti hanno complicato tutto e reso la nostra attività più difficile. È stato un brutto periodo per le famiglie ma anche per noi operatori, che non abbiamo potuto svolgere al meglio il nostro lavoro».



E ora sta emergendo anche un problema finanziario, con molte famiglie che, ritrovate a reddito zero a causa del lockdown, faticano a pagare le spese (seppur ridotte senza esequie) del servizio funebre. Una situazione ancora peggiore quando la causa della morte è il Covid: «Chi interviene negli ospedali o nelle case di riposo è sempre sul chi va là. Il nostro lavoro in questo momento è ad alto rischio», chiude Zuliani.

In Friuli, negli ultimi mesi, il tasso di mortalità non è aumentato, anzi, in alcuni territori le vittime, rispetto allo stesso periodo del 2019, sono diminuite. Questo perché il lockdown ha praticamente azzerato gli incidenti stradali, quelli in montagna o sul lavoro. Così come, in generale, le cosiddette morti violente.

«Per quanto ci riguarda – chiarisce Caterina Cogoi delle onoranze funebri Castello – abbiamo aumentato il livello di sicurezza per i nostri collaboratori, con interventi di sanificazione più capillari, anche con l’ozono. Ciò che è mancato in questi mesi è stato il rapporto con i famigliari delle vittime. Non c’è stato il consueto accompagnamento emotivo, che rappresenta un passaggio significativo per l’elaborazione del lutto. Il coronavirus ci ha tolto pure questo».

Mirella Piazza, insieme ai famigliari, gestisce le onoranze funebri Piazza di Tolmezzo. Anche lei, al di là dei casi di Covid-19 nella casa di riposo di Paluzza, non ha notato un incremento delle vittime nel territorio carnico. «Quando ci chiamano è brutto dover chiedere se si tratta di una morte causata da coronavirus o meno – ammette –. Per il resto cerchiamo di prestare una maggiore attenzione quando interveniamo, anche se la paura non scompare mai».

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