Udine, autista della Saf si frattura il polso e scopre di essere positivo al Covid-19

L’uomo sempre asintomatico. Tutti negativi i colleghi Il mezzo che aveva guidato è stato sanificato più volte

UDINE. Un banale quanto fastidioso incidente domestico, la frattura di un polso, la corsa in pronto soccorso e lì, oltre alle medicazioni del caso, un’amara sorpresa dopo esami del sangue e tampone: la scoperta di essere positivo, seppur del tutto asintomatico, al coronavirus. È quanto è capitato la scorsa settimana a un autista dipendente della Saf, l’azienda udinese dei trasporti.

Il Comitato Covid all’interno della Saf, formato da rappresentanti dell’azienda e sindacali, ha subito applicato tutte le procedure di massima sicurezza del caso.

Sono stati individuati i colleghi con cui l’uomo, di circa 45 anni, è stato più in contatto durante i turni di lavoro nell’ultimo periodo. Altri tre autisti, oltre a colui che è risultato positivo al Covid-19, sono stati messi in quarantena e monitorati.

Per uno di essi i due tamponi effettuati a distanza di tempo sono già risultati negativi, mentre gli altri due attendono l’esito dell’ultimo tampone, ma nessuno risulta essere stato contagiato.

Possibile, quindi, in breve tempo, il rientro di servizio di tutti i conducenti coinvolti nella vicenda. Il pullman che l’autista aveva guidato prima della scoperta della positività - secondo quanto riferiscono i vertici dell’azienda di trasporti - è già stato completamente sanificato una prima volta e l’operazione verrà ripetuta successivamente, al fine di garantire una sicurezza al 100 per cento.

Non c’è stato alcun disagio, nel contempo, per i viaggiatori. Le corse, dal momento del lockdown, sono state di molto ridotte e gran parte degli addetti è rimasta a casa in cassa integrazione o ha lavorato a scartamento ridotto. Così non è stato complicato sostituire i quattro autisti che hanno dovuto fare i conti con lo spettro del Covid-19 e garantire un minimo di funzionalità al trasporto pubblico.

All’interno della Saf il Comitato Covid ha dimostrato di saper funzionare, prendendo in carico la situazione in tempi rapidi.

Quello del dipendente dell’azienda udinese è un tipico caso di asintomatico, ignaro di esserlo. E sono proprio queste persone, che non hanno mai avuto la malattia oppure l’hanno avuta in forma così leggera da non essersene accorte, a rappresentare purtroppo un rischio per coloro con i quali vengono in contatto.

È infatti per rintracciare quanti più asintomatici possibile che alcuni presidenti di Regione, come il veneto Luca Zaia, stanno facendo una campagna mirata a tappeto su questo problema. Un caso di studio è stato il Comune di Vo’ Euganeo, il provincia di Padova, l’unico centro del Veneto a essere inserito nella prima zona rossa, assieme ai 10 Comuni del Lodigiano.

Ebbene a Vo’, dove sono stati fatti i tamponi all’85,9% della popolazione, si stima che quasi la metà dei contagiati, il 43,2% fosse asintomatico. Non è stata inoltre individuata alcuna differenza statisticamente significativa nella carica virale delle infezioni fra chi presentava sintomi e chi no.

Non pare insomma che chi presenta sintomi sia più contagioso di chi non li presenta, anzi: anche i sintomatici sono risultati contagiosi ben prima che i sintomi si presentassero. —

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