Alpini in lutto a Remanzacco, è morto il generale Giuseppe Niemiz

Aveva 86 anni. Ebbe un ruolo di primo piano negli anni successivi al terremoto del 1976, quando tornò in Friuli da L’Aquila

REMANZACCO. La comunità degli alpini piange la morte, all’età di 86 anni, del generale Giuseppe Niemiz, che giocò un ruolo di primo piano nei difficili anni del post terremoto del 1976, quando fu riassegnato al Friuli da L’Aquila. La sua è stata una vita al servizio dell’esercito, scandita da spostamenti continui e da incarichi via via più prestigiosi: «Bauli riempiti e svuotati senza sosta», testimonia la moglie Nives, che lo ha sempre seguito «per non privare i figli della presenza della figura paterna».

«Era nato per fare l’alpino, era la sua vocazione», racconta, scorrendo le tappe di un’esistenza che ha trovato un punto fermo solo al momento della pensione, quando la famiglia si è stabilita a Remanzacco. Il generale era però originario di Albana di Prepotto, nel cui cimitero Niemiz sarà sepolto.

«La carriera di mio marito – racconta la consorte – era iniziata al Battaglione Cividale, nella città ducale, dove dal grado di sottotenente raggiunse quello di capitano: sono stati gli anni più belli ed è stato proprio in quel periodo, nel 1963, che ci siamo sposati. Proprio allora, però, il Battaglione fu trasferito nella caserma di Chiusaforte».

Fu il primo di tanti traslochi, per la famiglia Niemiz, che qualche anno più tardi si ritrovò ad Aosta: «Giuseppe – spiega la moglie – aveva ricevuto l’incarico di comandare la prima compagnia allievi ufficiali alla Scuola militare alpina. Siamo rimasti in quella città fino al 1970, quando arrivò il trasferimento a Tolmezzo».

Trascorsero altri cinque anni e giunse una nuova assegnazione, in centro Italia: «L’Aquila, per assumere il ruolo di vicecomandante di un battaglione alpino giunto da Tarvisio», ricorda la vedova del generale, che si ritrovò così a dover affrontare l’ennesimo cambio di residenza con i suoi tre bambini, Paolo e Antonio, gemelli, e Maria Pia. L’esperienza fu però appagante: «Gente splendida, laggiù ci siamo trovati meravigliosamente. A tutt’oggi conserviamo solidi rapporti di amicizia».

La data spartiacque, quella che segnò il riavvicinamento alla terra d’origine, fu il 1976. Dopo il terremoto Niemiz chiese di tornare in Friuli: la destinazione fu proprio il cuore della tragedia, Venzone. Quando poi, dopo la scossa di settembre, il locale battaglione fu spostato a Paluzza, Giuseppe Niemiz assunse la carica di vicecomandante, che ricoprì per un anno. Seguirono un breve periodo di attività a Codroipo, pochi mesi, e il ritorno a Paluzza nelle vesti di comandante. L’ultima tappa della carriera fu la Brigata Julia, a Udine.

Figura nota e stimata negli ambienti militari, il generale è ricordato per il forte senso del dovere e l’estremo attaccamento al Corpo degli alpini: «Gli ha dedicato la vita», ripete con commozione la moglie.
 

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