Dopo la messa online 130 in Duomo: una coda di due ore per ricevere la Comunione

Sacile, il comandante dell’Arma e i volontari hanno verificato le corrette procedure anti-Covid

SACILE. Comunione in Duomo, domenica 10 maggio, per 130 parrocchiani a Sacile, dove la fede batte il coronavirus. «Dopo due mesi di lockdown – il commento corale è stato dei fedeli in fila alle 10 sul sagrato – viviamo un momento di forte spiritualità insieme».

Ingresso uno alla volta per anziani, giovani, famiglie tutti muniti di mascherina, guanti, gel per le mani e distanze di due metri assicurate: vicino all’altare maggiore e quello del Santissimo il parroco don Pierluigi Papa e il cappellano don Andrea Sartorio hanno distribuito le ostie sulle pinze.



Buona la prima e altri sacilesi sono entrati in chiesa, per un segno della croce e una preghiera, poi il 17 maggio la replica sarà per l’eucarestia “blindata” e la chiesa non si ferma. «Grande commozione dei fedeli – ha sottolineato don Papa – e alcuni avevano le lacrime agli occhi.

Mi hanno detto che pure in questa atmosfera surreale, la vicinanza della parrocchia ha riempito il loro cuore. La messa è stata celebrata a porte chiuse invece e trasmessa su Radio palazzo Carli».

Messe, via libera dal 18 maggio. Ecco le regole



Due ore per il rito della comunione in piena sicurezza anti-contagio da Covid-19: il luogotenente dei carabinieri liventini Alessandro Battistella ha controllato le procedure e tanti volontari hanno orientato i flussi nel tempio cristiano. Tempi cronometrati: per ricevere l’ostia sul palmo della mano e con la riflessione di un minuto, prima dell’uscita dalle porte laterali.

L’idea è stata del parroco don Papa che ha firmato un protocollo sulla sicurezza con il sindaco Carlo Spagnol e le forze dell’ordine. «Un’esperienz« di intensa e toccante condivisione cristiana, vissuta con serenità e in sicurezza – ha valutato il parroco –. I fedeli potranno partecipare alla comunione anche il 17 maggio».



Tanti anziani commossi. «Le buone abitudini cristiane – ha detto una nonna emozionata – sconfiggono tutti i mali». Il consiglio pastorale della parrocchia Duomo ha acceso il verde sull’esperienza approvata dal vescovo della diocesi di Vittorio Veneto monsignor Corrado Pizziolo.

«In attesa di tornare in chiesa per partecipare alla celebrazione della messa dal vivo – dicono i consiglieri – siamo felici di questa esperienza cristiana».

Il Duomo a porte aperte si prepara per le celebrazioni delle messe dal 18 maggio: i posti nei banchi saranno ridotti e numerati da 270 a 130.

«Questa esperienza di comunione – ha sottolineato don Papa – è anche frutto della grande disponibilità dei volontari del consiglio pastorale». Volontari in campo per coordinare i flussi di accesso e uscita dal tempio cristiano e gestire il tasso di sicurezza previsto dalle norme anti-contagio. Sotto controllo il rischio degli assembramenti sotto il campanile: nessuno ha sgarrato.

«Un’esperienza offerta per rispondere alla “fame” spirituale per il corpo di Cristo – ha spiegato don Papa – che era evidente in tanti fedeli della nostra parrocchia. La messa sarà poi celebrata e condivisa con rito dal vivo in chiesa dal 18 maggio». I parroci fanno il conto alla rovescia sulla fine del lockdown: in due mesi don Papa ha confessato su richiesta una trentina di fedeli e consegnato 40 comunioni porta a porta.

«La parrocchia è attenta alle richieste dei fedeli – ha aggiunto il sacerdote –. Abbiamo portato nelle case degli ammalati, in questi due mesi dell’emergenza sanitaria, circa una quarantina di ostie. Le confessioni a distanza di sicurezza e all’aperto sono state una trentina».

Il contatore dei numeri non misura forse la fede, ma di sicuro la vivacità della parrocchia che non abbandona mai la gente alla solitudine. «La gente può ascoltarci da casa su Radio palazzo Carli – invitano i sacerdoti a Sacile – tutti i giorni». Sono i preti di tutti, anche di chi non è in chiesa. —

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