«Messe, rispettiamo le regole ma i riti non si interrompono»

Il vescovo scrive ai parroci in vista della ripresa delle funzioni e parla dei controlli Volontari con pettorina, posti assegnati, igiene, no a cori e gruppi sui sagrati



Non si potrà celebrare messa in tutte le chiese, dal 18 maggio, ma in quelle spaziose, che garantiscano adeguate distanze tra le persone e le misure di sicurezza anti Covid-19. Nella lettera attuativa dell’accordo Stato-Cei ai parroci, il vescovo Giuseppe Pellegrini invita a «rispettarlo in tutte le sue parti». A proposito dei controlli, allega una nota riservata perché non si ripetano episodi successi altrove, che hanno scatenato polemiche: «Per gli Accordi di revisione del Concordato e secondo quanto previsto dal Codice penale (articolo 405) è vietata l’interruzione della preghiera. Se dovesse succedere, gentilmente si invitino i funzionari ad uscire e compiere il loro controllo all’esterno, al termine della celebrazione».


Dunque le note pratiche, a partire dall’igienizzazione degli ambienti. «Abbiate cura che dopo ogni celebrazione con concorso di popolo – raccomanda – si dia luogo alla pulizia e alla areazione della chiesa». Sottolinea la necessaria presenza di volontari a «tutte le celebrazioni con consistente concorso di popolo: ci sia in ogni parrocchia un gruppetto stabile». Dovranno essere «persone adulte che con responsabilità e maturità possano far rispettare quanto richiesto dal protocollo» circa numeri, distanze, protezioni individuali di cui essere muniti per poter accedere, mascherine e guanti, regolazione dell’entrata e dell’uscita, evitando di far toccare porte (che dovranno restare aperte) e maniglie. Ad ogni parrocchia saranno fatte pervenire delle pettorine da far indossare come segno di riconoscimento del gruppo del servizio d’ordine. L’accesso in chiesa, secondo le disposizioni, dovrà essere individuale, con divieto di assembramenti anche nel sagrato.

Vanno individuate, inoltre, «le chiese, nell’ambito del territorio parrocchiale, nelle quali sia possibile riprendere a celebrare, tenuto conto di quanto richiesto dal protocollo». Alle porte della chiesa dovrà essere esposto un avviso con il «numero massimo di persone che possono essere presenti nell’aula e nel presbiterio», ovvero la capienza e gli obblighi: divieto di ingresso con la febbre e senza i dispositivi di protezione. Per individuare la capienza, «occorre osservare la distanza tra una persona e l’altra di minimo un metro frontale e laterale. Calcolando 1,5 metri dall’asse della persona, si assicurano 3 metri quadri per persona». Ad esempio, in una chiesa con banchi di tre metri di lunghezza potrebbero prendere posto due persone; nel conteggio vanno comprese panche e sedie.

Andranno, inoltre, posizionati dei segnaposto, con priorità, vicino al presbiterio, alle persone disabili «per consentire loro una serena partecipazione alla liturgia». Niente acqua santa, segno della pace e coro.

Il vescovo richiama al rispetto delle regole e alla responsabilità per «la salute di tutti e per non incorrere in sanzioni» e invita i parroci a fare scorta «di guanti monouso, mascherine, igienizzante e anche materiali antisettici per le pulizie».

Disciplinata anche la distribuzione della comunione. «Avvenga dopo che il celebrante e l’eventuale ministro straordinario avranno curato l’igiene delle loro mani e indossato guanti monouso; gli stessi - indossando la mascherina, avendo massima attenzione a coprirsi naso e bocca e mantenendo un’adeguata distanza di sicurezza - abbiano cura di offrire l’ostia senza venire a contatto con le mani dei fedeli». —



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