Addio a suor Rosalba, l’anima dell’asilo

La religiosa aveva 99 anni e per 62 ha prestato servizio all’istituto parrocchiale. Nel 2017 la cittadinanza onoraria

Lucia Aviani / NIMIS

Le mancavano pochi mesi per raggiungere il traguardo del secolo, che tanto sperava di poter festeggiare nella sua Nimis assieme a quella comunità che è sempre stata la sua grande famiglia. Suor Rosalba Cepparo, figura simbolo, in paese, inscindibilmente legata alla storia dell’asilo infantile parrocchiale – vi prestò servizio per addirittura 62 anni –, è morta ieri all’età di 99 anni dopo una vita consacrata al servizio del prossimo.


«Con la sua estrema saggezza e sensibilità è stata una pedagoga, una psicologa, una guida per generazioni e generazioni di bambini», testimoniano i residenti, definendo la religiosa «un’istituzione, un’icona».

Insignita della cittadinanza onoraria nel 2017, su iniziativa della sindaca Gloria Bressani e del consiglio comunale, fino a circa tre anni fa madre Rosalba aveva abitato nella struttura dell’asilo di Nimis, dov’era arrivata nel 1940, in tempo di guerra, ancor prima di prendere i voti.

Per ragioni di sicurezza legate all’età, tempo addietro si era reso necessario il suo trasferimento in una struttura che ospita religiose anziane, a Bassano del Grappa – dove lo scorso 19 gennaio, giorno del compleanno, una folta delegazione del paese era andata a farle festa –, ma il grande desiderio della suora era quello di tornare per i 100 anni, per sentirsi di nuovo a casa e smorzare così la profonda nostalgia.

«Se ne va un pezzo della storia di Nimis, perdiamo un pilastro della comunità locale», dichiara la sindaca Bressani, che dipinge suor Rosalba come un faro di impegno sociale e dedizione al prossimo. «Per tantissimi di noi, che ha seguito nella crescita e nell’educazione – aggiunge –, è stata un fermo, costante punto di riferimento».

Amatissima per le sue straordinarie doti umane e per l’incrollabile forza d’animo, che sapeva trasmettere a chi le stava intorno, madre Rosalba «si vedeva spalancare qualsiasi porta», testimonia ancora chi la conosceva, raccontando che, oltre a occuparsi tutti i giorni della cucina alla scuola dell’infanzia, la domenica si recava a Udine per preparare il pranzo «ai ragazzi della Casa di don de Roja».

«Ha lavorato sette giorni su sette, sempre», sottolineano ancora dal paese, spiegando che tutto ciò che le veniva dato per gratitudine «lei lo investiva nell’asilo». Talmente forte è il segno lasciato fra i concittadini dalla religiosa, nativa di Casarsa della Delizia e forte, fino alla fine, di estrema lucidità e di memoria nitidissima, che la notizia della sua morte ha provocato una sorta di terremoto emotivo: «Siamo profondamente addolorati, se ne va un pezzo di noi: ha lasciato una preziosissima eredità», commentano da Nimis, ribadendo che l’auspicio di tutti era di poter celebrare con una grande festa l’imminente e purtroppo sfumata ricorrenza centenaria. L’ultimo saluto domani alle 16 nel cimitero di Nimis. —

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