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Non andrà tutto bene: riparte il Friuli ma 70 mila lavoratori non vedono un euro da marzo

In Friuli Venezia Giulia ci sono 70 mila lavoratori che aspettano la cassa integrazione ordinaria, quella in deroga o l’assegno ordinario. Settantamila persone che da marzo non vedono entrare un euro in casa. Il perché è presto detto: burocrazia, il simbolo di questo Paese, e carenza di personale pubblico

Renato D'Argenio
2 minuti di lettura

La coda per la cassa integrazione è lunghissima. In Friuli Venezia Giulia ci sono 70 mila lavoratori che aspettano l’ordinaria, quella in deroga o l’assegno ordinario. Settantamila persone che da marzo non vedono entrare un euro in casa. Il perché è presto detto: burocrazia, il simbolo di questo Paese, e carenza di personale pubblico (parliamone).

Ecco cosa accade. Cominciamo dalla Cassa integrazione ordinaria. È concessa a industria, edilizia, servizi a rete, cooperative di produzione lavoro, trasformazione agroalimentare in caso di situazioni di crisi, legate per esempio al mercato o a eventi non imprevedibili come il Covid-19. È ammessa per 52 settimane. L’iter parte con la consultazione dei sindacati.

La domanda, con l’elenco dei lavoratori interessati, si presenta all’Inps che autorizza il pagamento. Altra cosa l’assegno ordinario. Dopo la riforma degli ammortizzatori, la legge ha obbligato tutte le imprese con almeno 5 dipendenti dei settori esclusi dalla cassa integrazione ordinaria (per esempio il commercio) a versare i contributi per garantire un trattamento sostitutivo del reddito in caso di riduzione o cessazione del lavoro. Il versamento è effettuato o attraverso un fondo bilaterale o attraverso il Fis (Fondo integrativo salariale) dell’Inps. Le domande, quindi, si presentano o al fondo bilaterale (dove esiste) oppure, ed è il caso più frequente, direttamente all’Inps. Spetta all’Inps autorizzare e pagare.

Infine la cassa in deroga. Il Decreto Cura Italia, per far fronte all’emergenza Covid, riconosce la cassa in deroga per i dipendenti di tutte le aziende (di tutti i settori) non coperte da Cigo, Fis o Fondi bilaterali, quindi anche al di sotto dei 5 dipendenti. Le domande si presentano alla Regione, che decreta (autorizza) e le trasmette all’Inps per il pagamento. Fin qui sembra tutto abbastanza semplice, ma siamo in Italia... A livello nazionale (dati Inps del 10 maggio) sono state presentate complessivamente domande per Cigo e Assegno ordinario Fis per 8,6 milioni di lavoratori, di cui 5,5 milioni per Cigo e 3,1 milioni per l’Assegno.

La cassa è stata anticipata dalle aziende per 4 milioni di beneficiari Cigo e per 1, 5 milioni di beneficiari dell’assegno. Sono quindi 5 milioni e mezzo, quasi de terzi, i lavoratori che hanno già incassato l’indennità. Un terzo, dai 50 ai 55 mila in regione, secondo le stime Cgil Fvg, attende ancora la Cigo o l’assegno. Peggio va a chi attende la Cassa in deroga. Delle circa 2.200 domande presentate alla Regione dalle aziende (tutte entro il 29 marzo), al 13 maggio ne erano state autorizzate 1.670. Considerata una media di due/tre lavoratori a domanda, la cassa in deroga riguarda 4.900 persone, ma le domande giunte a decreto e trasmesse all’Inps sono 1.061.

La Cgil ha più volte sollecitato la Regione a potenziare il personale della Direzione lavoro, per accelerare la fase di autorizzazione, che è la più lunga dell’iter. Sì perché una volta arrivate all’Inps, essendo già autorizzate, i tempi di pagamento sono abbastanza rapidi. Secondo quanto riporta la responsabile Lavoro della segreteria regionale Susanna Pellegrini, «il personale regionale incaricato è stato aumentato di qualche unità – credo da 4 a 8 persone –, ma siamo lontani dalla task force promessa dall’assessore Rosolen. Va ricordato che il picco storico delle domande di Cigd era stato toccato nel 2013 con poco più di 4 mila domande in un anno, con il Covid ne sono arrivate 8 mila solo a marzo.

Da qui le difficoltà, ma anche la necessità di implementare gli organici per non far attendere troppo i lavoratori. Tanta lentezza condiziona anche un possibile intervento delle banche, vanificando gli accordi, nazionali e regionali, per l’anticipo della Cig in deroga, da parte degli istituti di credito. Alle banche serve il decreto per anticipare i soldi. Con la nuova manovra, il premier Conte ha spiegato che anche per la cassa in deroga l’autorizzazione passerà all’Inps, con pagamento entro 15 giorni dalla domanda del 40% dell’importo. Non è chiaro se riguarda soltanto le nuove domande o anche l’arretrato. Temo non andrà tutto bene.

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