Udinese, patron Pozzo: "Tornare a giocare il 13 giugno? Non siamo d'accordo"

"Dopo due mesi di inattività servono almeno trenta giorni di allenamenti veri"

UDINE. «Non siamo d'accordo sul fatto di tornare a giocare il 13 giugno, è un insulto all'intelligenza - aggiunge -: se ascoltiamo qualsiasi preparatore atletico dirà che, dopo due mesi di inattività, al calciatore serve minimo un mese di allenamento vero».Così il patron dell'Udinese, Giampaolo Pozzo, intevenuto lunedì 18 maggio a Radio Anch'io lo sport, su RadioRai.

«Attorno a noi si è creato un grande equivoco, in nostri medici sono preoccupati dal fatto che non
esiste una legislazione in grado di chiarire bene la loro responsabilità penale. Io, da azionista dell'Udinese, non posso risolvere una questione penale: da noi i Tribunali funzionano bene e vogliamo rispettare la legge. Per tranquillizzare medici e dirigenti, la scorsa settimana ho sentito il dovere di scrivere la lettera, che non c'entra niente col fatto di non voler giocare, perché noi vogliamo giocare».

«Oggi ci stiamo ancora allenando con gradualità. Sarebbe opportuno trovare una soluzione logica per giocare, evitando infortuni. Si guarda con trionfalismo alla Germania, ma loro già hanno diversi infortuni e giocano “solo” una partita alla settimana; da noi se ne vogliono giocare due a settimana, dopo esserci allenati 15 giorni. Sono favorevole a ripartire, ma in sicurezza. C'è ancora il tempo, ma facciamolo con il cervello».

«Da noi c'è una grande dose di individualismo, di egoismo, qualcuno vuole fare il furbo, giocando con il pallone: io ne ho le prove. Il primo Protocollo, che prevedeva la quarantena ai giocatori per tutta la durata della fase finale del campionato, era impossibile da applicare: per me, e per essere coerenti, c'è bisogno di tutto il mese di giugno per allenarsi bene. A fine giugno, poi, si ricomincia. Bisogna trovare un accordo. Abbiamo  perso tre mesi, non per capriccio, si può spostare tutto», ha aggiunto Pozzo.

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