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Il Bonus bici non è per tutti: in Friuli esclusi i comuni medi e piccoli. E a Udine arriva il monopattino a noleggio

Pordenone prepara le ciclabili "leggere", Gorizia studia nuove formule per la mobilità in centro

3 minuti di lettura

UDINE. Dobbiamo aspettarci un’invasione di biciclette e, soprattutto, dei temutissimi monopattini, guardati con sospetto e un po’ di timore da tanti sindaci e osteggiati dal partito delle isole pedonali “pure”? Vedremo. Quel che è certo è che il decreto Rilancio, bollinato martedì dalla Ragioneria generale dello Stato, contiene l’atteso bonus mobilità, ossia il contributo del 60 per cento (fino a un massimo di 500 euro), per l’acquisto «di biciclette, anche a pedalata assistita, nonché di veicoli per la mobilità personale a propulsione prevalentemente elettrica, quali segway, hoverboard, monopattini e monowheel», acquistati dal 4 maggio (dunque con effetto retroattivo) al 31 dicembre.

DECRETO RILANCIO

Per tutti? Non proprio. In Friuli Venezia Giulia potranno beneficiare dello sconto 334 mila persone, ovvero i maggiorenni residenti nei quattro capoluoghi di provincia. Estromessi dal provvedimento gli altri, visto che l’articolato include oltre ai capoluoghi soltanto i comuni con più di 50 mila abitanti. E in regione non ce ne sono. I Comuni, dal canto loro, si stanno organizzando per trarre beneficio dalle misure previste proprio per permettere alle amministrazioni municipali di favorire la creazione facilitata di percorsi di mobilità dolce (pedonali, ciclabili, destinati ai mezzi a propulsione elettrica).

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Un esempio? «Nelle aree a ridotta velocità, come quelle dei centri storici o dei quartieri residenziali, si potranno creare corsie ciclabili senza delimitarle con elementi fisici come paletti o coni», spiega Cristina Amirante, assessore alla Mobilità di Pordenone e componente del tavolo tecnico sul tema dell’Anci nazionale.

Il provvedimento

Il decreto ridefinisce e aggiorna anche il codice della strada, proprio per snellire le procedure di creazione dei percorsi ciclabili. Viene così istituita la “casa avanzata”: agli incroci delle strade urbane potrà essere ricavato spazio delimitato da segnaletica orizzontale che consentirà ai ciclisti di sopravanzare le auto e partire prima degli automobilisti al verde, attraverso una corsia dedicata ricavata sulla parte destra in prossimità dell’intersezione. Inoltre viene introdotto il concetto di «corsia ciclabile», delimitata semplicemente da una «striscia bianca continua» e «contraddistinta dal simbolo del velocipede», disegnato sull’asfalto.

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I Comuni

Misure che certamente faciliteranno il compito ai Comuni, che già stanno ragionando su come far fronte al prevedibile aumento di due-ruote e due-ruotine (quelle dei monopattini). A Udine «concluderemo a settimane la progettazione di due importanti ciclabili, quelle lungo le dorsali della Udine-Cargnacco e della Udine-Campoformido», spiega il vicesindaco del capoluogo friulano, Loris Michelini. Non solo: dopo mesi di gestazione, è stata affidata a professionisti del settore la redazione del piano regolatore delle ciclabili (in gergo biciplan). Obiettivo della giunta udinese è «perfezionare il collegamento tra i tratti di ciclabile già esistenti, che si dipanano spesso per poche centinaia di metri», riferisce Michelini.

Arriva il monopattino-sharing

Michelini è pronto da togliere dalla naftalina anche i progetti dedicati al monopattino: «Bandiremo a breve una gara per individuare una ditta che gestirà il servizio del monopattino-sharing, secondo un piano di mobilità dedicato a questo mezzo sviluppato dall’Università di Udine», annuncia l’assessore. Saranno collegati stazione, centro e università, con la prospettiva di dotare i punti nevralgici della città anche di «apposite rastrelliere a servizio dei proprietari dei monopattini», garantisce Michelini.

Il prof: "Vi spiego perchè uso ogni giorno il monopattino"

Più piste ciclabili

A Pordenone l’orizzonte temporale è quello di settembre, «quando l’incremento del traffico sarà legato al rientro degli studenti in classe», spiega l’assessore Amirante. L’esecutivo Ciriani sta lavorando «alla creazione di percorsi emergenziali per potenziare il sistema della mobilità dolce, in particolare per lavoratori e scolari», anche sfruttando la possibilità di individuare i tracciati ciclabili con la semplice tinteggiatura della segnaletica orizzontale. Pordenone guarda con interesse anche all’introduzione della “casa avanzata” agli incroci, mentre per il bike sharing «puntiamo alla revisione di quello attuale, piuttosto obsoleto: abbiamo un progetto da 500 mila euro fermo da un anno al Ministero delle Infrastrutture, in attesa di contributo», indica Amirante. E i monopattini? «Siamo favorevoli al loro utilizzo, ma per lo sharing non abbiamo avuto richieste da parte dei privati», riferisce l’assessore.



Liberare il centro dalle auto

I monopattini e gli altri mezzi elettrici entreranno nel nuovo Regolamento di polizia locale che il Consiglio comunale di Gorizia si appresta ad approvare entro l’estate. E non è escluso che pure nel capoluogo isontino a breve possa arrivare un servizio di sharing per i monopattini, già proposto all’amministrazione comunale in tempi non sospetti. «L’obiettivo è ripensare la fruizione del centro da parte dei mezzi – riflette il vicesindaco e assessore alla Mobilità di Gorizia, Stefano Ceretta –. Pensiamo a un ampliamento delle aree pedonali, anche temporaneo, come nel centralissimo corso Verdi, sul quale stiamo già ragionando: il confronto con le categorie economiche è imprescindibile». Mentre per le piste ciclabili, anche con lo strumento delle “corsie emergenziali” il ragionamento è aperto, con la possibilità di rivedere in maniera sostanziale l’assetto viario del centro.

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Il Mobility manager

A Trieste è stato appena inaugurato il bike sharing e l’attenzione dell’assessore alla Mobilità Luisa Polli è concentrata sui flussi diretti alle zone balneari del capoluogo giuliano: «Stiamo studiando modalità di accesso facilitato per bici e pedoni alle zone di balneazione, Barcola su tutte». E i monopattini? «Ci sono troppi punti oscuri, specie sulle responsabilità penali e civili di chi li guida», indica Polli.  C’è un altro aspetto contenuto nelle righe del decreto: per ridurre l’uso delle auto imprese, ma anche pubbliche amministrazioni con più di cento dipendenti con sedi nei capoluoghi di provincia dovranno adottare ogni anno un piano di mobilità casa-lavoro per i propri dipendenti, nominando un mobility manager.
 

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