Maestre senza diploma e fuori graduatoria, licenziate in trentotto

Udine, si tratta di atti dovuti previsti dalle sentenze dei tribunali. Ora le insegnanti sono costrette ad accettare le supplenze

PORDENONE. Prive di diploma magistrale 56 maestre delle scuole primarie di Udine e Gorizia sono state licenziate. Sono solo gli ultimi di una serie di casi che hanno coinvolto anche gli istituti del Friuli Occidentale. Si tratta di un atto dovuto stabilito dalle sentenze dei tribunali, ma i genitori protestano.

Le mamme e i papà degli alunni sono preoccupati dal venir meno della continuità didattica e dall’inevitabile balletto dei supplenti che, anche quest’anno, prenderà il via in settembre. Il caso è stato segnalato anche da Pierluigi Moro, un lettore del Messaggero Veneto.

Alle 38 insegnanti licenziate in provincia di Udine se ne aggiungono altre 18 costrette a lasciare le scuole goriziane e qualche caso sporadico pure nel Pordenonese: altre sentenze sono attese nei prossimi mesi.

«Il contratto a una sessantina di maestre friulane è stato trasformato in aprile e maggio di quest’anno da tempo indeterminato a determinato – ha confermato Adriano Zonta vertice sindacale Flc-Cgil Fvg –. In pratica erano docenti di ruolo e sono tornate supplenti: i giudici amministrativi e anche il Consiglio di Stato hanno deciso che la loro abilitazione non permetteva l’inserimento nella graduatoria a esaurimento (Gae) dopo il 2009».

Le maestre invece erano entrate nelle graduatorie Gae fino al 2018-2019 grazie a ricorsi accolti, in particolare a Pordenone. La doccia fredda era arrivata a Natale 2017 con la decisione del Consiglio di Stato: il diploma magistrale dopo il 2002 non poteva essere considerato abilitante per entrare nelle Gae e ottenere poi la nomina in ruolo a scuola.

«I licenziamenti arriveranno a gruppi di insegnanti – aveva previsto Ugo Previti segretario regionale Uil scuola –. Tante maestre hanno superato il concorso straordinario 2019 che è stato una sanatoria alla situazione paradossale che si era creata a colpi di ricorso e di sentenza. Le altre docenti rimaste precari potranno affrontare il concorso ordinario».

Sono state oltre 600 le maestre assunte in cattedra con contratto in ruolo dal 2015 al 2019 nelle scuole friulane e tante rischiano il licenziamento nel 2020-2021.

I tempi sono un incubo per un’alta percentuale di maestre che hanno firmato il contratto in ruolo in agosto 2019. Il picco delle assunzioni era stato a Pordenone dove l’80 per cento di contratti in ruolo e di incarichi annuali nelle scuole primarie, fino al 2019, era stato per le maestre diplomate magistrali entro il 2002.

«A Pordenone si sono verificati oltre 300 casi di inserimento nelle graduatorie a esaurimento Gae con sentenza dei Tar o del Giudice del lavoro fino al 2019 – ricorda il Coordinamento diplomati magistrali nazionale –. A Udine, Gorizia e Trieste ce ne sono la metà».

I licenziamenti interessano piccoli gruppi. «La scuola non può essere gestita dalle sentenze dei tribunali – si infiamma Previti -. Il caso dei diplomati magistrali nominati in ruolo e poi tornati precari è un capitolo nella storia dell’istruzione che lascia forti, dolorose eredità. Quella degli alunni che perdono la continuità didattica».

La sentenza del Consiglio di Stato ha declassato il titolo dei diplomati magistrali e le maestre anche di ruolo tornano precarie, in seconda o terza fascia delle graduatorie dei supplenti. «Il concorso straordinario nel 2019 – fa memoria Zonta – ha sanato la situazione. Ma non tutte hanno partecipato».

In prima fascia Gae le maestre diplomate magistrali hanno lavorato con incarichi annuali e poi di ruolo dal 2015 al 2019: la soluzione politica del concorso straordinario non ha assicurato a tutte il ruolo. —




 

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