Ancora positivi in Fvg, la data “zero contagi” spostata al primo luglio. In Veneto mascherine solo nei luoghi chiusi

La nuova stima dell’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni. Brusaferro (Iss): «Paese a tre velocità. In tutti i territori c’è un decremento»

UDINE. L’individuazione di nuovi casi di positività al Sars-CoV-2 sposta in avanti la data in cui, il Friuli Venezia Giulia, sarà finalmente Covid Free. Se in precedenza la data dei contagi zero era stata indicata al 12 giugno, ora è stata spostata al primo luglio. La stima arriva dall’Osservatorio nazionale sulla salute nelle regioni italiane che ha analizzato il trend dei nuovi casi giornalieri sulla base dei dati della Protezione civile rilevati dal 24 febbraio al 26 maggio 2020.



Le curve

  I dati osservati (riportati nel grafico con una linea blu) sono stati interpolati con delle curve (la linea rossa presente sempre nel grafico) «stimate attraverso dei modelli di regressione con polinomi frazionari – si legge nel rapporto –. Le curve mettono in luce che i nuovi casi giornalieri sono in diminuzione in tutte le regioni, ma con intensità diversa scendendo da Nord verso Sud.

La Lombardia e il Piemonte evidenziano ancora focolai epidemici attivi, pertanto sperimentano un numero ancora elevato di nuovi casi di contagio nella popolazione. Umbria, Calabria e Sardegna, invece, si trovano nella fase finale dell’epidemia caratterizzata da assenza di nuovi contagi o da singoli casi giornalieri. Ci sono poi altre regioni che alternano giorni senza contagi ad altri con un basso numero di nuovi casi. Si sottolinea, comunque, la consistente variabilità dei dati rilevati in tutte le Regioni, questa circostanza potrebbe segnalare una sotto notifica dei nuovi contagi o di ritardi nella loro notifica».



40 giorni

«Per valutare lo stato della pandemia – avvertono dall’Osservatorio – è utile ricordare che l’Organizzazione mondiale della Sanità considera terminata una pandemia quando il numero di nuovi contagi è pari a zero per almeno 40 giorni consecutivi, pertanto, anche nelle Regioni con il quadro epidemiologico migliore, ancora non è possibile affermare che l’epidemia si sia arrestata. Inoltre, resta inteso che i dati rilevati dalla Protezione civile ignorano i casi asintomatici che quindi non rientrano nelle curve stimate».

Il raffronto

Dal raffronto con altre regioni, il Fvg non ne esce male, ma resta l’incognita legata all’esito dei test in corso di esecuzione che potrebbero individuare nuovi positivi e quindi imporre un aggiornamento delle previsioni sulla data di uscita dell’epidemia. Al momento, e resterà probabilmente così ancora a lungo, la Lombardia è il territorio che dovrà attendere di più. Allo stato la data stimata per zero casi è il 27 agosto. L’Emilia Romagna vede il 12 luglio, la Liguria il 14 luglio, il Veneto il 3 luglio. Secondo le previsioni dell’Osservatorio Bolzano dovrebbe invece anticipare al 10 giugno e Trento qualche giorno più tardi, il 22 giugno. Meglio ancora fa la Calabria, 11 giugno, mentre le Marche arrivano al 30 giugno.



Tre velocità

«Possiamo individuare un’Italia a tre velocità – ha confermato ieri Silvio Brusaferro, presidente dell’Iss, l’Istituto superiore di sanità –, ma in tutte le regioni c’è un decremento dei contagi anche se il virus è ancora presente e i comportamenti adottati sono la misura più efficace per ridurre la contaminazione. Ci troviamo ad aver superato la curva di picco, siamo in discesa e siamo in una fase di controllo della situazione che però richiede un’attenzione particolare. Ci avviamo a una sfida più importante, la liberalizzazione della mobilità, anche internazionale, che richiede una capacità ancora più attenta e precisa di monitorare i fenomeni e rispondere laddove si dovessero verificare casi o piccoli focolai».

«La quantità stimata di persone che ha contratto l’infezione è limitata nel paese, anche se variabile da zona a zona – ha spiegato Brusaferro –, in tutte le regioni c’è un decremento, numericamente diverso a seconda che la circolazione sia stata elevata o più bassa». Dal punto di vista epidemiologico «molte persone non sono entrate in contatto con il virus e rappresentano il serbatoio che ne facilita la diffusione. La letalità si caratterizza per un profilo simile agli altri paesi: colpisce soprattutto le persone anziane».

L'autunno


Quanto al prossimo futuro, «ottobre è il mese in cui cominciano le patologie respiratorie, non a caso consigliamo il vaccino. Tanto più ci si avvicina all’autunno, tanto più ci si avvicina a una seconda ondata. Sappiamo che in quel periodo aumenta la possibilità di trasmissione, anche perché non stiamo più all’aperto». Per quel che riguarda i tamponi: «Siamo il Paese che ne fa di più, circa 60-70 mila al giorno e in crescita. Ci sono poi attività da parte del commissario Arcuri per selezionare i reagenti e garantirne forniture sufficienti – ha proseguito Brusaferro –. La patologia è in evoluzione ma anche la tecnologia per controllarla lo è e quindi confidiamo di migliorare ulteriormente anche in fatto di test».
 

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