Effetto lockdown, ferma la produzione alla Norton di Coseano e i 50 dipendenti restano a casa

Gli ordini non arrivano e il personale è stato messo in cassa integrazione. La titolare: in magazzino abbiamo merce per centinaia di migliaia di euro  

COSEANO. Sono cinquanta i dipendenti che non hanno potuto tornare al lavoro dopo la fine del lockdown imposto dall’emergenza da Covid-19 allo storico calzaturificio Norton di Cisterna di Coseano.



Per loro la preoccupazione è alta perché ancora non sanno quale sarà il loro futuro visto che in fabbrica le macchine sono ferme con merce invenduta per centinaia di migliaia di euro e non c’è alcun ordine in arrivo. I soci Manuela e Franco Bellomo, rispettivamente di 65 e 56 anni, sono i due fratelli che gestiscono l’azienda dopo averla ereditata dal padre che l’aveva creata nel 1959.



«Abbiamo famiglie intere che lavorano da noi da decenni – spiega Manuela Bellomo -. La situazione per questo è ancora più difficile perché i nostri lavoratori, altamente specializzati, sono cresciuti all’interno della fabbrica. La nostra è una grande famiglia e non so cosa faremo. Ora i lavoratori sono in cassa integrazione. Ad oggi non hanno ricevuto un soldo, noi li abbiamo messi in ferie fino al 30 marzo».

L’imprenditrice fa il punto della situazione per quanto riguarda la merce: «Spedita in tutto il mondo entro l’11 marzo scorso, ma i clienti non l’hanno potuta pagare perché avevano chiuso i negozi e ciò ha contribuito a rendere più difficile il momento. La produzione di calzature è rimasta ferma nei nostri magazzini. Ora non le ritira più nessuno».


L’azienda ogni giorno produce 300 paia di scarpe di tutti i generi, dalle sneakers alle calzature femminili con tacco fino a quelle da uomo. «A marzo è successo il patatrac. Non abbiamo ricevuto aiuti da nessuno – rileva Manuela Bellomo –. I nostri rappresentanti dovevano uscire con il nuovo campionario invernale per gli ordini che non hanno potuto espletare. Ora la fabbrica ha chiuso la produzione di scarpe. Speriamo che allunghino la cassa integrazione Covid in modo da saltare la produzione invernale per affrontare la primavera 2021» è l’auspicio.

I due fratelli si sono rimboccati le maniche e hanno convertito una piccola parte della fabbrica per produrre mascherine certificate, una produzione che viene realizzata su richiesta. Dieci le persone che vi lavorano.

«Non è facile passare dalle scarpe alle mascherine – commenta l’imprenditrice –, ma la nostra speranza è di riprendere l’attività quanto prima perché lavoriamo con importanti aziende straniere. Al momento, però, gli ordini sono bloccati e, purtroppo, non stanno arrivando da nessuna parte».
 

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