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La fondazione Gimbe: «Le Regioni dove il virus circola di più fanno pochissimi tamponi». In controtendenza il Friuli secondo per test

Esaminando il periodo 23 aprile-10 giugno, il trend dei tamponi totali risulta in picchiata libera nelle ultime 2 settimane (complessivamente -12,6%)

La strategia di testing per la fase 2 continua a non essere adeguata. Lo sostiene la Fondazione Gimbe secondo cui sul fronte dei tamponi diagnostici, che condizionano il numero di nuovi casi, 9 Regioni hanno arretrato ulteriormente. Esaminando il periodo 23 aprile-10 giugno, il trend dei tamponi totali risulta in picchiata libera nelle ultime 2 settimane (complessivamente -12,6%).

In controtendenza il Friuli Venezia Giulia che si classifica secondo per il numero dei tamponi (2.810 nell'ultima settimana), preceduto dall'Emilia Romagna (5.334). Segue il Molise con una ventina di test in meno (2.683)

CORONAVIRUS, I DATI

Il trend dei tamponi diagnostici è crollato del 20,7% in prossimità delle riaperture del 4 maggio, per poi risalire e precipitare nuovamente del 18,1% in vista delle riaperture del 3 giugno. Nell’ultima settimana si assiste a un lieve rialzo (+4,6%). L’incremento complessivo del 4,6% (+9.431) nella settimana 4-10 giugno, rispetto a quella precedente, non è il risultato di comportamenti omogenei su tutto il territorio nazionale: infatti, mentre 12 Regioni e Province Autonome fanno registrare un incremento assoluto dei tamponi diagnostici, nelle rimanenti 9 si attesta una ulteriore riduzione.

«Da queste analisi - spiega la Fondazione - emergono tre ragionevoli certezze: innanzitutto il numero dei tamponi diagnostici, finalizzati all’identificazione di nuovi casi, è calato drasticamente alla vigilia delle due riaperture del Paese del 4 maggio e del 3 giugno; in secondo luogo, dopo il crollo nella settimana 28 maggio-3 giugno, complice la doppia festività, nell’ultima settimana poco più della metà delle Regioni hanno aumentato il numero dei tamponi diagnostici rispetto alla precedente; infine, proprio le Regioni con una circolazione del virus ancora sostenuta nell’ultima settimana hanno ulteriormente ridotto i tamponi diagnostici invece di potenziarli».

«L’attività di testing - conclude il presidente Gimbe Nino Cartabellotta - finalizzata all’identificazione dei nuovi casi, alla tracciatura dei contatti e a loro isolamento continua a non essere una priorità per molte Regioni: purtroppo, nella gestione di questa fase dell’epidemia, in particolare dove la diffusione del virus non sembra dare tregua, la strategia delle 3T (Testare, Tracciare, Trattare, ndr) non è adeguata».

«Nella settimana 4-10 giugno, il monitoraggio indipendente della Fondazione Gimbe conferma sia la costante riduzione del carico su ospedali e terapie intensive, sia l’ulteriore rallentamento dei contagi e, in misura minore, dei decessi». In sintesi: casi totali: +1.927 (+0,8%); decessi: +513 (+1,5%); ricoverati con sintomi: -1.422 (-24,8%); terapia intensiva: -104 (-29,5%) «Nel rimarcare l’affidabilità e le tempestività dei dati che provengono dagli ospedali, legati a flussi standard trasmessi dalle Regioni al Ministero della Salute, la Fondazione rileva che »il numero dei deceduti rimane ancora elevato per due ragioni: innanzitutto, il decesso può essere relativo a contagi non recenti; in secondo luogo, come dimostrato anche dal recente report ISTAT-ISS, la sottostima dei decessi è un fenomeno che si è progressivamente ridotto sino, verosimilmente, ad azzerarsi; il numero dei nuovi casi rimane un indicatore dipendente dal numero di tamponi diagnostici eseguiti»

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