Quando una rotonda vale di più dello sviluppo della banda larga

L’esplosione del lavoro a distanza ha messo in rilievo i ritardi che rendono il Fvg poco competitivo

UDINE. Gli ultimi dati pubblicati dalla Regione sulla diffusione della banda larga riportano che 3 famiglie su 4 hanno accesso ad una rete veloce: ma facendo una rapida, per quanto impropria, proporzione circa 300.000 corregionali non dispongono di una rete internet veloce in casa.

Una parte di questi non ce l’ha per ignoranza (nel 2017 circa 190.000 corregionali fra i 17 e i 64 anni riferiva di non aver mai usato un computer vero e proprio), un’altra parte per impossibilità legata o agli alti costi che dovrebbe sostenere per averla o all’assenza della rete veloce nella propria zona.

Gli effetti di questa inadeguatezza tecnologica si vedono: come evidenziato dal recente rapporto sul Desi (Digital Economy and Society Index), l’indice che analizza la diffusione e l’utilizzo della rete fra i cittadini europei, l’Italia si colloca 25ª su 28 nella classifica europea: peggio di noi solo Romania, Grecia e Bulgaria.

Purtroppo, le scarse competenze digitali diffuse ci fanno credere che, mi si perdoni la battuta, sia più importante agli occhi dei cittadini una rotonda che la banda larga: oggi in molte parti del territorio paghiamo questa miopia.

L’hanno già detto in molti e l’emergenza Covid ha reso evidente il problema: rendere disponibile una rete veloce ed economicamente sostenibile per tutta la popolazione regionale dovrebbe oggi essere la priorità infrastrutturale della Regione.

Digitalizzare la regione non è solo utile per migliorare la qualità della vita e le possibilità economiche dei territori, ma offre opportunità inimmaginabili fino a pochi mesi: basti pensare al turismo.

Se come molti auspicano lo smartworking continua ad essere una pratica diffusa (in Italia come altrove) possiamo immaginare che ci saranno lavoratori che potrebbero giovarsi di lunghi periodi a casa: parliamo di settimane, magari di mesi.

Se così fosse, si potrebbe immaginare che una persona, compatibilmente con i vincoli famigliari, decida di andare a lavorare altrove rispetto al suo domicilio: per esempio, dalla città potrebbe decidere di passare l’intera estate al mare o in qualche bella vallata.

L’ipotesi può sembrare agli occhi di qualcuno un po’ strampalata, ma esiste già un mercato molto remunerativo per le figure manageriali di alto livello (si pensi alla Costa Azzurra) e sta iniziando a svilupparsi anche per figure (e stipendi) meno altolocati.

Per esempio, la catena di alberghi Best Western sta già attrezzando camere per lo smart working e un’azienda italiana sta finendo di sviluppare WorkYouWay, una piattaforma digitale che offre la possibilità ai lavoratori di acquistare pacchetti viaggio disegnati sulle loro preferenze, permettendo di trascorrere lunghi periodi di lavoro a distanza (da 1 a 12 mesi) in località turistiche italiane secondarie, offrendo ai turisti/lavoratori servizi per visitare le località in cui soggiorneranno.

La proposta, premiata recentemente dall’Ente nazionale turismo, vuole legare lavoro, turismo lento e welfare aziendale. Infatti, come un’azienda può dare come benefit la copertura di certe spese sanitarie, così potrebbe offrire incentivi economici al lavoro a distanza come strategia per attirare o trattenere collaboratori di qualità.

Gli scenari possono essere dei più disparati. Pensiamo se invece di un solo lavoratore, un’azienda mandasse un intero team impiegato in fasi di progettazione, R&S o in lavori in cui la concentrazione e tranquillità sono ben più importanti ai fini del risultato dello stare in ufficio.

I territori o le realtà che partono per primi avranno un vantaggio competitivo da spendere, ma per essere candidabili come mete per questo nuovo modo di intendere il lavoro e il turismo serve almeno investire in infrastrutture digitali moderne anche nei posti più periferici.

È verosimile che ci possa essere nel mondo qualcuno che pagherebbe per lavorare in pace a Lauco, Stregna o Claut, giusto per citare tre mete sicuramente secondarie, ma deve trovare perlomeno delle condizioni di base per andarci: immobili adeguati, connessioni veloci, servizi per le famiglie; insomma, niente che sia costoso o complesso al punto da non meritare una riflessione.

Inoltre, progetti del genere fanno da volano alla crescita della cultura digitale delle comunità coinvolte, un beneficio che poi si riverserebbe sull’intera collettività.

E sono sicuro che chi godesse di un tempo adeguato qui con noi avrebbe modo di scoprire la bellezza discreta del territorio e la qualità dei nostri prodotti, dando a noi la possibilità di instaurare relazioni importanti sia umanamente sia professionalmente. —

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