Lei lo cura in terapia intensiva e lui vince la lotta al Covid: l'incontro in spiaggia commuove anche i bagnanti

Lorena e Michele si erano conosciuti a marzo all’ospedale di Pordenone. L’incontro è avvenuto grazie a un bagnino al 7bis di Lignano Pineta. «Un’emozione unica»

LIGNANO. Lui era il più giovane ricoverato del reparto di terapia intensiva mentre lei, tutta imbardata dentro lo scafandro di protezione, lo ha estubato dopo il periodo di coma farmacologico.

Michele Neri e Lorena Calici, entrambi di 45 anni, si erano conosciuti così all’ospedale di Pordenone e martedì 16 giugno, per un fatto del tutto casuale in cui s’intravede, però, lo zampino del destino, si sono incontrati di nuovo al mare.

Lui è un “ragazzone” sopravvissuto al coronavirus che per lei, un’infermiera impegnata in prima linea nella battaglia alla pandemia, ha rappresentato «la speranza in una situazione drammatica in cui in troppi continuavano a morire».

La loro storia ha commosso tutti i bagnanti del 7 bis di Pineta, l’ufficio spiaggia palcoscenico dell’incontro. «Lorena ha scelto Lignano per trascorrere le proprie ferie e così, nei giorni scorsi appena arrivata qui per noleggiare un ombrellone, ci ho scambiato qualche chiacchiera», spiega Guerrino Paschetto dello stabilimento balneare. Presto fatto, il puzzle è stato subito composto.

«Mi ha raccontato di essere un’infermiera dell’ospedale di Pordenone e così ho subito chiesto se per caso avesse conosciuto il mio amico Michele, da poco dimesso dopo aver contratto il virus – spiega Paschetto –. E lei si ricordava perfettamente. Così l’ho chiamato e si sono visti in spiaggia, hanno emozionato tutti».

Dopo una decina di giorni con tosse, una febbre persistente e qualche difficoltà a respirare, la condizione di Michele, residente a Latisana, è precipitata.

Valerie, la moglie, il 17 marzo ha chiamato il 112 e l’ambulanza lo ha trasportato a Latisana e, dopo una breve sosta all’ospedale della Bassa, è stato trasferito a Pordenone.

«Sono rimasto ricoverato per un mese con una settimana di coma – spiega Michele, dichiarato guarito e dimesso a seguito del doppio tampone risultato negativo il 19 aprile –. In quest’arco di tempo ho perso 25 chili.

Ero una di quelle persone che non ci credeva molto alla storia sul coronavirus, pensavo fosse solo una semplice influenza, magari un po’ più forte del normale: ma, dopo aver vissuto tutto questo sulla mia pelle, mi sono reso conto della gravità della situazione, è stato brutto e ho avuto paura.

La malattia mi ha cambiato ma l’esperienza ha segnato anche medici e infermieri, che si sono sempre presi cura di me e li ringrazio».



Dopo vent’anni trascorsi nel reparto di rianimazione della terapia intensiva, la pordenonese Lorena ultimamente lavorava nel neonatale ma poi, con lo scoppio della pandemia, è rientrata in servizio in terapia intensiva.

«Quando mi è stato chiesto non ci ho pensato due volte – racconta –, anche se la scelta non è stata semplice visto che a casa dovevo vivere a distanza dai miei familiari. Il primo giorno in cui ho iniziato nel reparto Covid, Michele è stato estubato e io ero lì presente: si è subito creata un’affinità particolare che s’instaura certe volte con i pazienti e lui, per me, ha da subito rappresentato la speranza. In tanti morivano ogni giorno e io ero spaventata, ma lui era giovane e ce la stava facendo».

Martedì Michele e Lorena, sempre in spiaggia, hanno anche videochiamato insieme Nicole Chinellato, un’altra infermiera di Pordenone che lo ha accolto, una volta sveglio, nel nuovo reparto portandogli il tè ogni giorno e che lo descrive come «un vulcano di allegria».

Lorena ha continuato a leggere i diari clinici di Michele anche dopo al trasferimento: «Mi sono presa cura di lui a distanza. Ci siamo dati appuntamento per conoscere le rispettive famiglie. Tutto questo è pazzesco». —

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