Via alla specializzazione degli ospedali friulani: ecco il piano per ripartire dopo l’emergenza

Finita l’emergenza Covid, la ridefinizione della sanità regionale riparte da una serie di visite nei nosocomi

UDINE. Dopo mesi in trincea lo sguardo della sanità regionale si spinge oltre l’emergenza, oltre le settimane in cui non c’era spazio per programmi a medio termine, ma soltanto per fronteggiare la pandemia e tentare di contenere quello che all’inizio è stato un vero e proprio bollettino di guerra.

Rientrati i numeri e normalizzata la situazione, l’assessore alla Salute, Riccardo Riccardi, in questi giorni ha ripreso le fila dei progetti per ridisegnare la sanità.

Progetti che parlano di specializzare ospedali che fino a pochi anni fa sembravano condannati a chiudere, di valorizzarne altri perché diventino attrattivi oltre il proprio bacino naturale, di favorire lo sviluppo di competenze e vocazioni, il tutto senza dimenticare il nuovo, grande fronte della prevenzione anti-Covid, e la necessità di alleggerire i grandi ospedali verso la medicina territoriale.

Con l'inizio di giugno il vicegovernatore ha iniziato una serie di sopralluoghi agli ospedali e di incontri con gli amministratori locali. Dopo Cividale e Gemona, mercoledì 17 giugno è toccato al presidio ospedaliero di Palmanova, il cui sindaco Riccardi aveva già visto nei giorni scorsi, e ai primi cittadini di Tolmezzo e Latisana, Francesco Brollo e Daniele Galizio, con i quali l’assessore ha discusso del futuro dei rispettivi ospedali.

Vediamo quale, allargando il campo anche agli altri nosocomi della provincia di Udine, in attesa che il “viaggio” del vicepresidente della Regione prosegua la settimana prossima nei nosocomi presenti nella Destra Tagliamento, cioè in provincia di Pordenone.

TOLMEZZO

Si conferma il ruolo chiave della struttura per la Carnia e la montagna friulana che Riccardi intende valorizzare «definendo più ambiti di specializzazione, in modo da renderla attrattiva non soltanto per la comunità del comprensorio montano».

Sotto il profilo strutturale, sono in corso di revisione i progetti relativi all’ampliamento del pronto soccorso del nosocomio sulla base delle indicazioni nazionali per la gestione dell’emeregenza legata al Covid-19, lavori del valore di un milione di euro che rientrano in un programma complessivo d’investimento complessivo sull’ospedale da 16,5 milioni.

LATISANA

Punto di riferimento per la zona occidentale del Friuli Venezia Giulia e del vicino Veneto l’ospedale gioca un ruolo di forte attrazione sanitaria sulla vicina regione. In particolare vengono confermate le attività di chirurgia maggiore e di urgenza, nonché il punto nascita, la ginecologia e pediatria.

Anche qui è in corso il miglioramento del Pronto soccorso per garantire percorsi di triage separati, che sostituiscano quelli allestiti in via provvisoria. Il nosocomio diventa punta di riferimento, nel periodo estivo, anche per Lignano, nonostante la presenza del punto di primo intervento, e i turisti che ci si augura arrivino nella località balneare friulana

PALMANOVA

Nessuna chiusura, bensì un potenziamento. Questo il futuro dell’ospedale della città stellata che diventerà un punto di riferimento per quanto riguarda l’ortopedia, in particolare sul fronte della protesica, l’oculistica e anche il day surgery. Entro questo mese sarà bandito il concorso per l’assunzione del primario della struttura operativa complessa di anestesia, al quale seguiranno quelli di nefrologia, rianimazione e oculistica.

Quanto all’ortopedia, l’obiettivo è portare Udine a Palmanova parte dell’attività chirurgica ortopedica sotto la guida del professor Araldo Causero, direttore della Clinica ortopedica, in particolare per anca e ginocchio, assicurando numeri e qualità alla struttura palmarina, riducendo la “fuga ortopedica” verso il Veneto e decongestionando le liste d’attesa a Udine.

GEMONA

Dopo anni di patimenti, anche l’ospedale pedemontano può finalmente contare su un progetto capace di restituirgli il ruolo che i gemonesi rivendicano da tempo a suon di battaglie e comitati. Quel ruolo sarà nel campo della cardiologia riabilitativa.

La Regione progetta infatti di far diventare il San Michele un importante punto di riferimento inserendo all’interno della struttura la sede operativa distaccata del Gervasutta per la riabilitazione intensiva di natura post cardiochirurgica, cardiologica e neurologica.

SAN DANIELE E CIVIDALE

Le novità, a proposito dell’ospedale collinare, da sempre modello sotto il profilo dell’integrazione socio-sanitaria, riguardano la strumentazione diagnostica: sono ripresi i lavori per la nuova risonanza magnetica che dovrebbero concludersi entro fine anno.

Quanto a Cividale, nell’ospedale verrà sviluppata un’attività di degenza intermedia innovativa, a vocazione geriatrica. Un cenno infine a Lignano dov’è già stato attivato il punto di prima intervento: potrà contare inizialmente sulla presenza della guardia medica turistica, poi, sulla disponibilità di un medico e un infermiere 24 ore al giorno. —


 

Arrosto di maiale con funghi e castagne

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi