La protesta dei comitati, il no dei Comuni, le rivendicazioni degli imprenditori: s'incendia in Friuli il dibattito sul 5G

I comitati contrari a Udine e Pordenone: no a nuove antenne, potrebbero causare effetti gravi

UDINE.  L’hanno scritto sui cartelli. E anche sulle mascherine con cui si proteggono il volto: stop 5G. La protesta dei comitati contrari alla nuova tecnologia per le telecomunicazioni ha animato ieri mattina le piazze San Giacomo a Udine e piazzetta Calderari a Pordenone. Non ci stanno a rimettere la salute «per gli interessi dei privati». E vogliono così sostenere i comuni italiani che hanno detto no all’installazione di nuove antenne. «L’esposizione a frequenze poco studiate – dicono – e mai usate prima d’ora su larga scala potrebbe provocare effetti gravi e irreversibili agli esseri umani». Si mobilitano anche i sindaci: anche in Friuli da Udine a Lauco a Morsano al Tagliamento hanno firmato ordinanze per sospendere l'installazione degli impianti.

Sul versante opposto c'è il mondo dell'industria, non necessariamente digitale: Confindustria ha già preso posizione, sottolineando il rischio di restare indietro rispetto ad altre zone d'Italia che hanno già sperimentato il nuovo standard di comunicazione.



Sabato 20 giugno una cinquantina di persone hanno partecipato al flash mob nel capoluogo friulano. «Noi vogliamo sensibilizzare la popolazione – riferisce la referente dei comitati Anna Bottacin – dei rischi dei campi elettromagnetici del 5G. Le pressioni che arrivano a livello nazionale sono notevoli, ne siamo consapevoli, e abbiamo visto che il piano Colao per la ripresa economica spinge notevolmente sul 5G proponendo di alzare i limiti dei campi elettromagnetici, in Italia fortunatamente ancora cautelativi, e spingendo al superamento delle scelte dei Comuni di fare delle moratorie per prendere tempo e commissionare nuovi studi».

In piazza a Udine i comitati contro il 5G



L’appello da piazza San Giacomo punta ad arrivare a palazzo D’Aronco. Perché se è vero che l’amministrazione Fontanini ha deciso lo stop alla nuova tecnologia, i comitati non intendono abbassare la guardia: «Noi chiediamo alla giunta di mantenere la sua posizione – prosegue Bottacin – nonostante le pressioni. Cerchiamo di sostenere come gruppo provinciale dell’Alleanza stop 5G, assieme all’associazione italiana elettrosensibili, i Comuni che scelgono di bloccare l’implementazione del 5G almeno fino a quando non si avranno adeguate forme di tutela dal punto di vista sanitario e normativo».



E proprio per ribadire la scelta fatta dalla giunta Fontanini ieri in piazza c’era anche l’assessore alla Sanità Giovanni Barillari. «Come giunta – afferma – abbiamo chiesto di fermare la sperimentazione del 5G perché non abbiamo dati a disposizione. Ci tengo a sottolineare che Udine, a differenza di altri Comuni, è stata costituita una commissione speciale e indipendente, alla quale sono stati invitati interlocutori istituzionali, per verificare se ci sono dei danni alla salute dall’esposizione all’inquinamento elettromagnetico. Udine, dunque, parte da una base scientifica di consapevolezza superiore rispetto a quella di tante altre amministrazioni».

Se Udine, quindi, dice di fermarsi in mancanza di elementi su eventuali rischi del 5G «vuol dire che sono già state fatte – prosegue Barillari – tutte le verifiche scientifiche e documentali che abbiamo a disposizione. Non ci sono studi quindi non abbiamo voluto tuffarci nel mondo dell’inquinamento elettromagnetico senza le necessarie precauzioni, ovvero senza avere le rassicurazioni che non ci possano essere dei rischi per la salute delle persone».



La stessa commissione aveva verificato i possibili danni derivati alla salute dall’inquinamento elettromagnetico delle antenne 4G. «È emerso che i dati popolazione su vent’anni – precisa Barillari – dicono aumenti dei tumori zero, sul 5G, invece, non c’è nessuno studio di popolazione e non possiamo dire che non ci sono rischi. Ci rendiamo conto che il progresso scientifico passa attraverso l’evoluzione del 5G, ma una cosa è l’applicazione tecnologica, industriale e militare, una cosa è l’uso civile per il quale non riusciamo a capire il vantaggio sull’utilizzo nei nostri telefonini per esempio. Non siamo antiprogressisti ma vogliamo adottare tutte le precauzioni possibili». No alla sperimentazioni, dunque, come quella che era stata prospettata in piazza San Giacomo. «Nulla vieta – conclude Barillari – che questo possa essere effettuata ma non in modo legittimo».

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