Lavora e dà lavoro in Friuli, ma per la Regione non ha diritto ai fondi Covid: la storia del ristorante di Chiusaforte

Un’eredità di famiglia, un ristorante avviato nel 1866 dal suo trisavolo Valentino: ma con la sede legale a Roma viene escluso dai contributi regionali

Lui si chiama Roberto Martina ed è titolare di una ditta individuale con sede a Roma. È agente di commercio. Martina ha anche un’attività a Chiusaforte iscritta alla Camera di commercio di Udine e Pordenone. Un’eredità di famiglia, un ristorante avviato nel 1866 dal suo trisavolo Valentino.

In questi giorni Roberto Martina ha scoperto leggendo l’allegato 1 alla delibera 779 del 29 maggio 2020, che il suo ristorante non fa più parte del settore produttivo regionale poiché l’articolo 1 della legge regionale del 12 marzo 2020, numero 3, esplicita che la “Regione Friuli Venezia Giulia adotta ogni utile misura concretamente necessaria a fronteggiare la crisi economica che investe anche il settore produttivo regionale”, ma i contributi per i danni causati dall’emergenza Covid 19 sono concessi esclusivamente alle “strutture ricettive turistiche e agli esercizi commerciali e artigianali e ai servizi connessi a tali settori con sede legale e sedi operative sul territorio regionale”.

«La lettura di tale delibera dà adito ai peggiori pensieri su come sono gestiti in Regione i contributi pubblici – si sfoga Martina –. Infatti non sono previsti requisiti particolari, residenza (=voto) a parte, a differenza invece di quanto stabilito dall’articolo 25 del decreto legge 34/2020. Possono, per esempio, accedere al contributo le attività di affittacamere, anche non professionali, le quali, soprattutto in montagna, lavorano soltanto d’estate (provi lei a Chiusaforte a chiedere per una sola notte una singola ad aprile ad un affittacamere) e di certo l’ammontare del fatturato e dei corrispettivi del mese di aprile 2019 di tali attività sarà stato prossimo a quello del 2020, Covid o non Covid».

Sul tema della sede legale il decreto legge 34/2020 non fa inoltre distinzioni tra domicilio fiscale o sede operativa dell’azienda situata nel territorio di Comuni colpiti da eventi calamitosi. Invece la Regione le opportune distinzioni le fa: i danni causati dall’emergenza Covid 19 pare siano stati subiti solo da attività con sede legale in Friuli Venezia Giulia. «La Delibera in oggetto – continua Martina – finisce col concedere direttamente un vantaggio economico a ditte direttamente concorrenti presenti sul territorio quando in tutta l’Unione Europea, non solo in Friuli Venezia Giulia, sono incompatibili con il mercato interno gli aiuti concessi sotto qualsiasi forma che, favorendo talune imprese, falsino o minaccino di falsare la concorrenza».

E conclude: «Non facendo più parte del settore produttivo regionale ho sentito ovviamente il dovere di interpellare la Regione Fvg per sapere se, d’ora in poi, ad occuparsi dei controlli del mio locale a Chiusaforte sarà la Polizia Municipale di Roma».

A questo punto, mi permetto un suggerimento: visto che i 34 milioni di euro stanziati non saranno completamente utilizzati la Regione potrebbe valutare la possibilità di utilizzare le risorse non impegnate per venire incontro a situazioni come quella segnalata da Martina.

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