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Picco di contagi in Slovenia e Croazia: regole per turisti e per chi arriva dai Paesi "non sicuri"

A Lubiana si sono dimessi il ministro dell'interno e anche un alto funzionario di polizia. La Croazia obbliga un auto-isolamento per chi proviene da Bosnia, Serbia, Macedonia del Nord e Kosovo

UDINE. In Slovenia il ministro dell'interno Ales Hojs si è dimesso oggi nell'ambito di una inchiesta e crescenti polemiche sull'acquisto di una partita di respiratori durante la fase acuta dell'epidemia di coronavirus. Come riferito dai media locali, Hojs ha dato la notizia in una conferenza stampa affermando di aver rassegnato le dimissioni nelle mani del premier Janez Jansa, che le ha accettate. Con il ministro dell'interno si è dimesso anche un alto funzionario di polizia.

La situazione. Slovenia e Croazia hanno deciso di inasprire le misure anti-Covid limitando anche l’accesso da Paesi dove la situazione epidemiologica è peggiorata. Da oggi la Slovenia applica una quarantena di 14 giorni per chi arriva da Portogallo e Albania.

Il governo di Lubiana ha rimosso Lussemburgo e Montenegro dall’elenco dei «Paesi sicuri» per quanto concerne l’aspetto epidemiologico. Inoltre, sul territorio sloveno è stato reintrodotto l’obbligo della protezione naso-bocca e la disinfezione obbligatoria delle mani in aree pubbliche al coperto e sul trasporto pubblico. La Croazia obbliga un auto-isolamento per chi proviene da Bosnia, Serbia, Macedonia del Nord e Kosovo.

In Slovenia nelle ultime 24 ore si sono registrati 15 nuovi contagi da coronavirus, il numero più alto dal 24 aprile scorso. Come hanno riferito i responsabili sanitari, il totale dei casi è salito a 1.600. Il numero dei decessi è fermo a 111. Nel Paese, che era sul punto di proclamare la fine dell'epidemia, i contagi hanno ripreso a salire come negli altri Paesi della regione balcanica.

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