Imu 2020, sono una cinquantina i Comuni che rinviano la prima rata

Sono una cinquantina i Comuni del Friuli Venezia Giulia che hanno autorizzato il rinvio, causa pandemia di coronavirus, del pagamento della prima rata Imu. Il differimento va da un termine minimo di un mese (nuova scadenza 15 luglio) a un massimo di 3 mesi e mezzo (30 settembre).

Lo si evince da una statistica dell’Anci (l’associazione regionale dei Comuni) che in proposito ha “interrogato” 93 amministrazioni locali, ricevendo 48 risposte positive, mentre gli altri o non hanno risposto o hanno mantenuto inalterate le date per la tassa sulla seconda casa.

C’è da precisare che comunque non rientrano nel novero dei beneficiari coloro che sono proprietari di capannoni o spazi a uso industriale, artigianale o commerciale: in questo caso l’Imu è stata saldata regolarmente il 16 giugno, perchè questa “fetta” di imposta finisce direttamente nelle casse dello Stato. I Comuni hanno potuto deliberare, infatti, solo per quanto riguarda la parte di loro competenza, cioè seconde o terze case.

Le amministrazioni che hanno voluto dare questa possibilità ai loro cittadini sono di diverso colore politico: sindaci di centrosinistra (Palmanova o San Vito al Tagliamento per fare qualche esempio) e di centrodestra (Monfalcone, Campoformido). Discorso a parte merita Udine. Il capoluogo ha previsto il differimento della prima rata, ma solamente per coloro che dimostreranno di aver avuto gravi danni economici causa Covid 19. Non sono mancate polemiche e scontri tra maggioranza e opposizione nei Comuni dove la scelta è stata quella di non rinviare, come per esempio è accaduto a Manzano.

Era stata la stessa Anci nazionale a invitare i Comuni a effettuare un qualche rinvio della scadenza, in modo da agevolare i contribuenti, molti dei quali si sono trovati in ristrettezze economiche nei mesi in cui c’è stato il lockdown. la richiesta di rinvio dell’Imu 2020 è arrivata tanto da proprietari di seconde abitazioni quanto dalle attività commerciali e produttive.

Il Governo, al momento, non aveva preso decisioni in merito, demandando il tutto ai singoli Comuni. Le amministrazioni locali, nei limiti dell’autonomia regolamentare, possono infatti decidere di differire il pagamento delle imposte comunali. Una strada, quest’ultima, seguita da diversi Comuni in tutta Italia e anche in Friuli Venezia Giulia e che ha ottenuto l’appoggio da parte dell’Anci.

Ovviamente, non si tratta di una cancellazione dell’imposta, ma di un suo differimento a tempi che, si spera, saranno migliori di quelli che viviamo oggi, con la pandemia che torna minacciosa a rialzare la testa in alcuni territori. Il presidente di Anci Fvg Dorino Favot (nella foto in alto a destra) dice: «La proroga vale solo per la parte di tassa che finisce nelle casse dei Comuni, visto che lo Stato vuole subito i soldi e quella quota deve comunque essere saldata. Si tratta di una possibilità per venire incontro alle persone che credo abbiano apprezzato. C’è stato un buon riscontro di sindaci che hanno proposto il differimento, siamo soddisfatti».

L’Anci oggi è impegnata a far sì che venga garantita la tenuta dei bilanci dei Comuni, messi a dura prova, con minori entrate, nei mesi più difficili del Covid 19. Si stima che la prima rata della tassa valga circa 10,1 miliardi di euro a livello nazionale.

Nonostante il rinvio della scadenza, la sua riduzione o l’esenzione per alcune categorie siano state da più parti richieste a gran voce a causa delle difficoltà generate dall’emergenza coronavirus, alla cassa, secondo il Rapporto Imu 2020 elaborato dal Servizio lavoro, coesione e territorio della Uil, sono chiamati oltre 25 milioni di proprietari di immobili diversi dall’abitazione principale che verseranno in media 535 euro per la prima rata se l’immobile si trova in un capoluogo di provincia, oltre 1000 se è nelle grandi città. A Roma il conto più salato, medaglia d’argento a Milano seguita da Bologna.

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