In migliaia firmano petizioni e documenti: il Tagliamento è unico dobbiamo salvarlo

Un movimento trasversale vuole riqualificare il fiume più naturale d’Europa. Legambiente ai sindaci: servono aree di espansione per evitare le piene

UDINE. La richiesta di tutela del Tagliamento è storia antica, nessuno si aspettava di veder bocciare dal governo regionale di centrodestra la proposta di candidatura a bene del patrimonio dell’umanità.

Oggi amministratori di centrodestra (l’assessore di Forgaria, Pierluigi Molinaro sui social scrive che la salvaguardia del territorio non ha colore politico) e di centrosinistra tornano a chiedere alla Regione interventi mirati per non snaturare il fiume più selvaggio d’Europa. Al loro fianco ci sono Legambiente Fvg e Veneto, le due associazioni propongono interventi non invasivi per consentire al fiume di espandersi nel caso di piena e di ritirarsi nel suo letto quando l’emergenza passa. Oltre 6.400 persone hanno già firmato la petizione online.

La lettera

Otto i punti riassunti lo scorso 4 luglio in una lettera inviata dal presidente regionale di Legambiente, Sandro Cargnelutti, ai 37 sindaci dei comuni rivieraschi, agli assessori regionali all’Ambiente e alla Montagna, Fabio Scoccimarro e Stefano Zannier, e all’Autorità di bacino distrettuale delle Alpi Orientali, invitandoli a condividere un percorso. «L’importanza del fiume – spiega Cargnelutti – risiede nel fatto che buona parte del suo alveo attivo non è irrigidito da difese spondali per cui numerosi esperti di idraulica e geomorfologia fluviale sono accorsi da molte parti del mondo per studiarne l’evoluzione al fine di adottare le migliori strategie per la riduzione del rischio inondazione».

La condivisione è stata rinnovata visto che, nel 2017, il comune di Ragogna aveva già approvato la delibera che prevedeva la tutela del Tagliamento e la sua candidatura Unesco quale “Riserva della biosfera”. Una candidatura promossa dal Patto per l’autonomia e supportata da Legambiente che, a quel punto, ha deciso di valorizzare e sostenere la proposta.

La riqualificazione

Oltre a liberare spazio al fiume, il documento di Legambiente prevede la mappatura e la gestione in forma unitaria della vegetazione che cresce lungo i bordi del Tagliamento (vegetazione ripariale). Cargnelutti pensa a «una pianificazione integrata funzionale agli obiettivi delle direttive quadro Acque e Alluvioni.

Nel documento non manca il Piano di gestione dei sedimenti per migliorare lo stato morfologico del fiume e ridurre il rischio alluvioni. Si punta a rimuovere le opere fisse non più necessarie o dannose (fabbricati) e a pianificare gli interventi a livello di bacino. «L’obiettivo – chiarisce Cargnelutti – è quello di migliorare la qualità dei suoli, la gestione del reticolo idrico secondario e la tutela delle falde freatiche e artesiane a valle della linea delle risorgive.

Si tratta di riprogettare «un nuovo rapporto tra l’attività umana e il fiume» attraverso l’adeguamento degli strumenti urbanistici comunali. Da qui la prevista stesura «dei piani per la gestione delle emergenze, informando nelle esercitazioni la popolazione, le associazioni, le scuole e le realtà produttive locali». Ultimo ma non per importanza il ripristino del capitale naturale nella parte alta del bacino.

Tra gli interventi Legambiente cita la rinaturalizzazione del lago di Cavazzo e la ridefinizione del deflusso ecologico del Tagliamento a valle della presa di Ospedaletto, gestita dal consorzio di bonifica. L’associazione ambientalista aggiunge «il divieto di alterazione delle portate (derivazioni) qualora compromettano il raggiungimento dello stato di qualità buono delle acque al 2027, o il mantenimento dello stesso, tenendo conto che i cambiamenti climatici concorrono ad amplificare il rischio di allontanamento dell’obiettivo».

Le prese di posizione

Nel 2017, la Regione aveva sostenuto la candidatura del bacino del Tagliamento a “Riserva della biosfera” dell’Unesco, avanzata dal Wwf european alpine programme (Ealps), attraverso la stipula di un protocollo d’intesa con il Veneto, i comuni, i gruppi di azione locale (Gal), le associazioni ambientaliste e altri portatori di interesse.

Alla delibera del comune di Ragogna seguita pochi mesi dopo si sono aggiunte la petizione “Il Tagliamento torni un parco naturale” sottoscritta da più di 6.400 persone e la mozione del Patto bocciata dal centrodestra.


 

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