Un’altra vittoria per Beatrice Cal La laurea con il massimo dei voti

L’atleta paralimpica azzanese vuol fare l’insegnante, ma sogna le Olimpiadi: «Darò tutta me stessa»

MASSIMO PIGHIN

Ci sono giornate che, anche a distanza di anni, non se ne vanno dalla mente: rimangono incastonate tra i ricordi più belli, riecheggiano nel cuore. Scaldano l’anima, perché rappresentano al tempo stesso la fine di un percorso e l’inizio di un nuovo cammino.


Beatrice Cal, la campionessa di paraciclismo di Azzano Decimo, ieri ne ha vissuta una: si è lauretata in traduzione e mediazione culturale all’università di Udine. L’ha fatto col massimo dei voti: 110 e lode, a suggellare un ciclo di studi nel quale ha messo l’identico spirito di sacrificio, la stessa passione, che mette nello sport. D’altro canto, senza non si vincono 14 titoli italiani né si sale diverse volto sul podio di gare di Coppa Europa in quattro discipline (strada, cronometro, mountain bike e ciclocross): Beatrice, cieca dalla nascita, mette l’enorme grinta che la caratterizza in ogni ambito della sua vita. E poi c’è il talento, sui pedali come nello studio, e domani nell’insegnamento, l’obiettivo che si è posta e per il quale ha già iniziato a lavorare anticipando i corsi propedeutici ai concorsi per l’abilitazione.

Sono stati anni intensi per la campionessa azzanese, coniugare università e agonismo non è stato facile. Ieri è stata la giornata della felicità, pura. Come il suo impegno. «Mi sono laureata online – racconta Beatrice –, un’esperienza nuova per me, considerato che avevo finito gli esami prima dell’emergenza coronavirus. Sono molto contenta, si chiude un percorso bellissimo: stancante, ma meraviglioso. Mi sono laureata assieme a due colleghe divenute amiche negli anni di università, tra cui una ragazza disabile. Ho conosciuto giovani di diverse zone di Italia e del mondo, è stato un arricchimento umano oltre che culturale. Ora sogno una cattedra, ho svolto un tirocinio al liceo Percoto di Udine: mi sono trovata bene, vorrei diventare un’insegnante».

Per la tesi ha tradotto una parte di “Antipodes’’, un libro scritto nel 1983 da David Malouf, uno dei più importanti scrittori australiani, candidato più volte al Nobel. «Non è stato semplice, visto che il linguaggio utilizzato nell’opera era quello di alcuni decenni addietro», spiega Beatrice che, oltre all’inglese, ha studiato tedesco e spagnolo. E poi c’è lo sport, l’infinito amore per il ciclismo.

Il suo talento è stato celebrato nel volume Due pedali per volare di Carlo Gugliotta (Alba edizioni) che narra storia di ciclisti paralimpci tra cui Alex Zanardi. Nel museo del ciclismo di Como una sua maglia è esposta accanto a quella del campione bolognese.

«Il sogno sono le Olimpiadi: il prossimo anno non sarò a Tokyo, ma darò tutta me stessa per partecipare almeno una volta ai Giochi. Ringrazio la mia società, le Fiamme Cremisi, che mi permette di gareggiare con la giusta tranquillità, e gli sponsor, la Bcc Pordenonese e Monsile e la Tirelli medical group, oltre che le mie guide: Francesca Selva e Sandro Pezza». –



Patate novelle croccanti con asparagi saltati, uova barzotte e dressing allo yogurt e senape

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi