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Boom di iscritti per Medicina: i test sono più cari ma vince l’effetto Covid

Gli aspiranti dottori raddoppiati in un anno. Polemica per la tassa da pagare. L’Unione degli Universitari: “Un paradosso in tempi di crisi”

2 minuti di lettura

In tantissimi hanno deciso di iscriversi al test di Medicina già nei primi giorni di apertura delle procedure online: più del doppio rispetto allo stesso periodo dello scorso anno: sono 33097 nei primi nove giorni rispetto ai 16404 del 2019. Effetto del Covid? O del fatto che quest’anno si può tenere la prova anche non troppo lontano da casa? Bisogna aspettare la fine delle iscrizioni fra quasi due settimane per un’analisi più accurata. L’unica certezza al momento è che questo numero crescente di studenti che con grande entusiasmo si avvicinano a Medicina hanno, con enorme sorpresa, trovato dei costi spesso più alti, a volte raddoppiati o addirittura triplicati. È l’effetto di una decisione della Conferenza dei Rettori Universitari, l’associazione che riunisce università italiane statali e non statali, e che quest’anno ha deciso di unificare la quota dell’iscrizione ai test portandola a 100 euro per tutti. Fino allo scorso anno ogni università decideva per sé e adesso in molti casi le differenze si fanno sentire: chi ha tentato il test nel 2019 all’Aquila, Padova, Catania e Sassari ha pagato 30 euro, chi l’ha tentato a Cagliari ha pagato 23 euro, a Parma e Milano statale 50 euro, a Perugia 60 euro.

La decisione non ha colto di sorpresa solo gli studenti. Anche alcuni atenei hanno dovuto modificare in fretta e furia le regole. L’Università di Catania per esempio ha pubblicato il primo luglio – primo giorno utile per le iscrizioni – un decreto integrativo con il nuovo costo di 100 euro, mentre il bando aveva ancora il costo precedente di 30 euro. Anche il ministro dell’Università Gaetano Manfredi non sapeva nulla dell’aumento e non ha apprezzato affatto.

A spiegare la decisione è Eugenio Gaudio, rettore della Sapienza, vicepresidente della Crui con delega alle tematiche sulla medicina. «La cifra è il frutto di una media ponderata realizzata tenendo conto dei costi previsti negli anni precedenti negli atenei dove si svolgevano i test – dice –. In alcuni casi il costo è aumentato ma in altri è diminuito. Bisogna poi tener conto del fatto che quest’anno per l’emergenza Covid si è cercato di evitare assembramenti offrendo la possibilità agli iscritti di dare l’esame anche in università più vicine ai luoghi di residenza ed eliminando l’obbligo di recarsi nella sede di prima scelta. È un servizio oneroso predisporre tutto quello che è necessario per il corretto svolgimento delle prove, soprattutto da parte delle sedi dove non si sono mai svolti i test e che mettono a disposizione i loro spazi in modo gratuito e generoso. Inoltre, eliminando l’obbligo di recarsi nella sede di prima scelta per sostenere il test si permette agli studenti un notevole risparmio di costi di viaggio e pernottamento. Complessivamente, da buon padre di famiglia, ritengo che alla fine gran parte delle spese saranno inferiori».

Gli studenti non ne sembrano convinti. Enrico Gulluni, Coordinatore Nazionale dell’Unione degli Universitari sottolinea il «paradosso» di subire aumenti nonostante la crisi affrontata da tante famiglie. Gulluni assicura che gli studenti sono «consapevoli delle difficoltà logistiche che potranno verificarsi dal momento che i candidati non svolgeranno il test nella prima sede da loro indicata, ma nell’ateneo più vicino al loro comune di residenza (il che vedrà impegnate anche sedi universitarie che non hanno il corso di laurea in Medicina)». Eppure: «Riteniamo assolutamente scorretto ed ingiusto che a pagare le conseguenze di queste difficoltà siano sempre e solo gli studenti». La richiesta dell’Udu al governo e agli Atenei è di «riportare il costo del test ai suoi valori originari» e di «reperire i fondi necessari da altre fonti che non siano soltanto le tasche degli studenti e delle famiglie».

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