Stop ai fondi per l'accoglienza: la Regione Fvg vara il piano di contrasto all'immigrazione

Non siano stati confermati i corsi di formazione per gli operatori (100 mila euro), quelli di italiano per stranieri (350 mila), il sostegno all’integrazione scolastica (800 mila), il fondo per i rimpatri volontari (350 mila) e non sia stato stanziato il denaro necessario a prevenire i fenomeni di radicalizzazione (150 mila)

UDINE. Lo scorso anno Pierpaolo Roberti si era limitato soltanto a una – per quanto severa – sforbiciata sui fondi per l’accoglienza che erano stati garantiti fino al 2018 dal centrosinistra. Questa volta, invece, l’assessore alle Politiche dell’immigrazione ha letteralmente cancellato ogni stanziamento regionale destinato ai progetti di integrazione dei migranti.

Rispetto allo scorso anno il Piano immigrazione della Regione è addirittura aumentato di valore – 7 milioni 150 mila euro contro 6 milioni 417 mila del 2019 –, ma soltanto perché la stragrande maggioranza del denaro andrà a favore degli enti locali per coprire quella parte di costi legati all’accoglienza dei minori stranieri non accompagnati non garantita dallo storno annuale dei finanziamenti del ministro dell’Interno.

IL PIANO IMMIGRAZIONE 2020

Il programma, che dovrà essere vagliato dal Consiglio delle autonomie locali e dalla Commissione competente prima dell’approvazione definitiva da parte della giunta, prevede prima di tutto, come accennato, 7 milioni di euro – notevolmente di più rispetto ai 4 milioni 150 mila del Programma 2019 – interamente destinati ai Comuni per i rimborsi dei programmi per la collocazione di minori stranieri non accompagnati in idonee strutture, a seguito del loro affidamento da parte del Tribunale.

I Municipi possono accedere alle medesime risorse anche per i percorsi dedicati ai neomaggiorenni, in continuità con gli obiettivi definiti dal Tribunale minorile. Altri 100 mila vanno poi a favore del completamento delle “Misure di raccordo con altri Stati” previsto dal Programma dello scorso anno, con l’obiettivo di contenere l’arrivo di minori non accompagnati, in prevalenza dal Kosovo.

Gli ultimi 50 mila euro, infine, sono allocati a favore del progetto “Friuli Venezia Giulia contro la tratta” con cui la Regione è stata inserita nella terza edizione del Bando emesso dal Dipartimento per le Pari opportunità della presidenza del Consiglio dei ministri, appositamente ideato per promuovere programmi territoriali di prevenzione e contrasto al fenomeno della tratta delle persone e del grave sfruttamento degli esseri umani.

I PROGRAMMI CANCELLATI

Una precedente riduzione del budget del Programma era già stata effettuata ad aprile dello scorso anno quando Roberti eliminò lo stanziamento da 500 mila euro per sostenere l’insediamento abitativo degli stranieri e i 150 mila euro del Fondo di rotazione e garanzia.

Questa volta, però, si va oltre considerato come non siano stati confermati i corsi di formazione per gli operatori (100 mila euro), quelli di italiano per stranieri (350 mila), il sostegno all’integrazione scolastica (800 mila), il fondo per i rimpatri volontari (350 mila) e non sia stato stanziato il denaro necessario a prevenire i fenomeni di radicalizzazione (150 mila).

«Come si evince dal programma – ha confermato l’assessore –, rimangono come unici interventi quelli per il rimborso ai Comuni per minori stranieri non accompagnati, il contrasto alla tratta e le misure di raccordo con altri Stati per prevenire partenze di minorenni. La Regione pertanto si impegna soltanto ad aiutare i Comuni, contrastare lo sfruttamento e impedire le partenze, eliminando totalmente la parte relativa all’accoglienza».

Politicamente la mossa serve al centrodestra per confermare la linea dura che vorrebbe anche ottenere dal Governo nei confronti della rotta balcanica, ma balza anche agli occhi la scelta di cancellare uno stanziamento che, evidentemente, non ha riscosso il successo sperato: quello da 350 mila euro che doveva servire a stimolare i rimpatri volontari.

I NUMERI DELL’IMMIGRAZIONE

La rotta balcanica da qualche settimana a questa parte, e specialmente dopo l’allentamento delle misure restrittive legate all’emergenza coronavirus, torna a fare preoccupare, ma in linea generale il numero di richiedenti asilo – come certificano i dati della Regione – continua a scendere rispetto al passato e agli anni del boom degli arrivi.

«Nonostante la pressione sull’Italia dei flussi provenienti dalla rotta balcanica continui – spiega Roberti –, e su questo tema la Regione è impegnata a fare pressione sul Governo suggerendo tutte le soluzioni possibili, le politiche adottate da questa giunta ci consegnano un quadro in cui l’andamento del numero delle persone accolte è in regressione: a giugno 2016 i richiedenti asilo accolti in Friuli Venezia Giulia erano 4 mila 491, due anni dopo 4 mila 493 mentre a luglio 2020 sono scesi a 3 mila 7». —
 

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