Carnia in lutto, addio a Giulio Magrini: è stato protagonista della ricostruzione e consigliere regionale

Figlio della Resistenza, aveva 79 anni. Il saluto in forma laica martedì all’obitorio

OVARO. La Carnia ha perduto una delle sue figure più rappresentative. La notte scorsa, infatti, se n’è andato, dopo una lunga malattia, Giulio Magrini, 79 anni, nato a Ovaro e sempre legato alla sua terra, uomo politico di quelli capaci di lasciare tracce non effimere. Lascia la moglie Bianca, la figlia Giovanna con il marito Piet-Hein e la nipotina Sophia e il figlio Aulo con la moglie Veronica e il nipotino Vittorio, e i fratelli Fabio e Umberto.

Figlio di Aulo, medico e partigiano, commissario della Brigata Carnia della Garibaldi con il nome di battaglia “Arturo”, medaglia d’argento al valor militare alla memoria, ucciso il 15 luglio 1944 nei pressi del ponte di Nojaris da un commando di soldati tedeschi, Giulio Magrini, che è stato anche membro della direzione provinciale dell’Anpi, nella sua vita ha difeso strenuamente la memoria di suo padre da assurdi tentativi di infangarne il ricordo e ha sempre fatto riferimento a quella vicenda che poi ha raccontato nel documentario “Carnia 1944, un’estate di libertà”, dedicato alla Repubblica della Carnia, importante episodio della lotta contro i nazifascisti.


Con questi ideali ben chiari in testa è stato, sempre rappresentando il Partito Comunista Italiano, consigliere comunale di Prato Carnico e di Tolmezzo, sindaco di Ovaro dal 1990 al 1995, consigliere regionale per tre legislature, dal 1973 al 1988, e proprio in quella veste, nel 1976, è stato designato come presidente della Commissione speciale per il terremoto.

In quegli anni si è dato molto da fare per rendere operativa anche nella nostra regione la nuova legge nazionale sulle comunità montane.

Di grande intelligenza e consumata capacità oratoria, con modi garbati ma sempre risoluti si è sempre impegnato per trovare spunti di miglioramento, idee di rilancio, soluzioni operative per la sua amata Carnia e, infatti, la sua attività politica è sempre proseguita, anche al di là del periodo in cui ha rivestito cariche ufficiali. È di soltanto quattro anni fa la fondazione dell’Associazione Pro Carnia 2020 di cui è stato il maggiore promotore.

Assiduo frequentatore delle montagne e dei suoi sentieri, ha profuso grande impegno anche per il Cai e soprattutto per l’Asca, di cui è stato dapprima vicepresidente e poi presidente, l’associazione che raggruppa le sezioni della Carnia e della Val Canale del Club Alpino Italiano, promotrice del festival Leggimontagna.

È stato lui che nel 1970, con Oscar Soravito, si è recato sotto l’Eiger a soccorrere Sergio De Infanti ferito in un’ascensione che è costata la vita di Angelo Ursella sulla parete nord di quella montagna.

Forte, accanto alla moglie Bianca Agarinis, anche il suo impegno dal punto di vista storico, sia per inquadrare esattamente la figura del padre, sia per ricordare gli anni dell’infanzia sua e dei fratelli Fabio, Umberto ed Ermanno, quest’ultimo morto a soli 22 anni nel torrente Degano e ricordato nel libro “Un bambino e la guerra”. Ha anche introdotto, nel 2005, nella sala consiliare del comune di Verzegnis un convegno dedicato a “I cosacchi in Italia, 1944-45”.

Il saluto a Giulio Magrini è stato fissato, in forma laica, per le 10 di martedì 28 luglio, all’obitorio dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine, in via Chiusaforte, dove sono previsti alcuni brevi interventi di ricordo. Poi la salma sarà portata alla cremazione. –

G.C.

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