La mafia fa i soldi con le obbligazioni: 44 miliardi. Ma non se ne parla

Lo scoop del Financial Times sembrava dovesse creare un terremoto. Di quelle obbligazioni non si è saputo più nulla: sono ancora in circolazione? Così come nulla si sa di eventuali controlli sui “controllori”. Nessuno ne parla più. Silenzio

UDINE. «Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene». Sono parole di Paolo Borsellino ucciso assieme alla sua scorta – Agostino Catalano, Emanuela Loi, prima donna a far parte di una scorta e anche prima donna della Polizia di Stato a cadere in servizio, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina e Claudio Traina – il 19 luglio del 1992.

Domenica scorsa ricorreva il ventiduesimo anniversario dell’attentato e quella parole mi sono tornate in mente perchè proprio in questi giorni è uscita una notizia di cui si è parlato troppo poco: la scoperta, da parte del Financial Times, dei cosiddetti “mafia bond” che secondo il quotidiano inglese hanno consentivo alla n’drangheta di guadagnare – tra il 2015 e il 2019 – 44 miliardi di euro.

All’origine di tutto, ci sono debiti della pubblica amministrazione, e in particolare della sanità, che sono stati “impacchettati” e quindi cartolarizzati, in maniera simile a quanto accaduto con la crisi dei cosiddetti mutui “subprime”, e poi fatti circolare in forma di obbligazioni. Tutto nasce dai ritardi nei pagamenti da parte delle Asl, specie al Sud d’Italia.

Le aziende sanitarie private, che vantano crediti verso la pubblica amministrazione, per sbloccare liquidità si affidano a banche e società che trasformano quei crediti in titoli commerciali, obbligazioni collocate sui mercati. E così queste obbligazioni sono finite nel portafoglio di grandi investitori istituzionali internazionali, fondi pensione e fondazioni che gestiscono i risparmi dei cittadini. Alcuni degli asset a garanzia dei titoli si sono rivelati collegati con le organizzazioni criminali calabresi: per esempio un campo profughi in Calabria gestito dalla criminalità organizzata che, tra l’altro, aveva ricevuto decine di milioni di euro di fondi Ue.

Lo scoop del Financial Times sembrava dovesse creare un terremoto. Sembrava. Qualcuno ha parlato di polemica sollevata dalla stampa inglese per avere impatto sul dibattito politico intorno al Mes. Fatto sta che di quelle obbligazioni non si è saputo più nulla: sono ancora in circolazione? Così come nulla si sa di eventuali controlli sui “controllori”. Nessuno ne parla più. Silenzio.

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