«Stop alle delibere anti 5G»: il governo blocca i sindaci, levata di scudi dal Friuli

Il decreto Semplificazione trasforma le ordinanze degli enti locali in carta straccia 

UDINE. Carta straccia, all’improvviso. Al di là del valore etico e politico, i provvedimenti (delibere di giunta, consiliari, oppure ordinanze dei sindaci) con cui nove Comuni del Friuli Venezia Giulia avevano stoppato la realizzazione di impianti 5G sul proprio territorio diventano superati. È l’effetto di una norma contenuta nel decreto Semplificazioni, pubblicato in Gazzetta ufficiale( e dunque in vigore) il 17 luglio scorso.

Nello specifico, l’articolo modifica la legge del 2001 che prevedeva la possibilità di limitare la diffusione dei ripetitori dedicati alla telefonia. La nuova norma indica che i primi cittadini «non potranno introdurre limitazioni alla localizzazione in aree generalizzate del territorio di stazioni radio base per reti di comunicazioni elettroniche di qualsiasi tipologia e, in ogni caso, di incidere, anche in via indiretta o mediante provvedimenti contingibili e urgenti, sui limiti di esposizione a campi elettrici, magnetici ed elettromagnetici, sui valori di attenzione e sugli obiettivi di qualità, riservati allo Stato ai sensi dell’articolo 4».

Le perplessità dei primi cittadini contrari alla quinta generazione, così come quelle dei comitati spontanei nati per opporsi alla diffusione delle antenne, sono legate come noto alle incognite sugli effetti per la salute umana delle radiazioni prodotte dai ripetitori. In Fvg sono nove i Comuni che in questi mesi hanno adottato atti che miravano a stoppare l’installazione delle antenne: Udine, Lauco, Mereto di Tomba, Pontebba, Sacile, Azzano Decimo, Caneva, Cordenons e, da ultimo, Morsano al Tagliamento.

«Rispetteremo la legge, ma siamo delusi – è la riflessione del sindaco di Udine, Pietro Fontanini –. È come se i primi cittadini non contassero nulla e con loro i piani di sviluppo delle antenne telefoniche che abbiamo approvato in questi anni, stando attenti a mantenere gli impianti lontani dai luoghi sensibili». Il timore? «Una deregulation totale: di fronte alle volontà delle compagnie telefoniche avremo le mani legate ed è facile prevedere, di fronte a un’opposizione, l’impugnazione al Tar da parte dei gestori».


Anche a Pontebba c’è amarezza: «Prendiamo atto della decisione del governo – indica il sindaco Ivan Buzzi –, anche se finché potremo terremo il punto. La speranza è che questa indicazione tenga conto anzitutto della salute dei cittadini, piuttosto che degli interessi delle compagnie telefoniche». A Pordenone due Comuni - Cordenons e Morsano - hanno preso posizione formalmente nei mesi dell’emergenza coronavirus, seguendo l’esempio di centinaia di amministrazioni italiane: nelle settimane del lockdown le iniziative di sindaci e giunte si sono moltiplicate, con il risultato di triplicare in pochi mesi il numero di località che avevano tentato di dichiararsi 5G-free: in tutta Italia i Comuni contrari sono più di cinquecento.

Il primo cittadino di Cordenons, Andrea Delle Vedove, è netto: «Avevamo approvato appena venti giorni fa la delibera con cui sospendevamo per un anno le installazioni di ripetitori 5G – spiega –. Sono sicuro che il governo ha consultato documentazione qualificata per escludere l’impatto della tecnologia sulla salute dei cittadini: si assumono loro la responsabilità, anche se è chiaro che non fa piacere questa imposizione dall’alto».

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Se il presidente dell’Anci Fvg, Dorino Favot, si esprime con cautela («Attendiamo gli sviluppi e l’impatto che avrà la norma, anche se spiace perché i sindaci si muovono sempre nell’interesse dei cittadini», analizza), decisamente più tranchant è la posizione della sezione locale dell’Alleanza Stop 5G, che raduna associazioni e comitati contrari alla diffusione della nuova tecnologia: «I decreti legge hanno carattere di urgenza per definizione e non vediamo onestamente la necessità di inserire una questione come quella del 5G in un pacchetto di misure urgenti – spiega la portavoce regionale Anna Bottacin –. Ci stiamo muovendo per far sentire la nostra voce».

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