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Centri di accoglienza al limite della capienza in Fvg

Il prefetto di Udine Ciuni: situazione complicata, se continua così saremmo costretti a chiedere aiuto anche a Gorizia e Trieste  

UDINE. La gestione dei migranti in arrivo dalla rotta balcanica si fa sempre più complicata. Per una questione di numeri (solo ieri ne sono stati identificati una sessantina) ma anche organizzativa in relazione alle misure di prevenzione da adottare per far fronte all’emergenza sanitaria.

Dal momento in cui vengono individuati, scatta infatti il protocollo sanitario che prevede di sottoporre i profughi al triage (una valutazione che consente di stabilire un ordine di trattamento dei pazienti sulla base delle loro necessità di cura e delle risorse disponibili) e al tampone che viene effettuato al Pronto soccorso. Solo successivamente i richiedenti asilo vengono trasferiti nelle strutture individuate per la prima accoglienza che comprendono il seminario arcivescovile di Castellerio in comune di Pagnacco, la foresteria del castello di Tricesimo e la caserma Meloni di Tarvisio.


Il problema è che tutti i profughi devono obbligatoriamente sottoporsi al periodo di quattordici giorni di quarantena previsto dal Viminale come misura di contenimento contro la diffusione del coronavirus. Solo dopo aver completato la quarantena i richiedenti asilo possono essere trasferiti in altre regioni d’Italia come accaduto ai 24 richiedenti protezione internazionale che erano ospitati nella struttura militare della val Canale.

«La situazione è complicata - ammette il prefetto, Angelo Ciuni - fino a oggi siamo riusciti a gestire i flussi alternando a seconda della disponibilità i centri disponibili, ma siamo vicini al limite ed è chiaro che se continua così saremmo costretti a chiedere aiuto anche a Gorizia e Trieste. Fortunatamente a Tricesimo è terminata la quarantena per alcuni ospiti e si sono liberati dei posti. Altri erano disponibili a Castellerio: complessivamente nelle due strutture siamo in grado di accogliere un centinaio di persone».

Da venerdì pomeriggio nelle tende allestite da Cri e Protezione civile nel giardino della struttura religiosa sono ospitati gruppi di afghani e pakistani, mentre a Tarvisio sono stati portati i 25 pakistani arrivati domenica.

Resta invece indisponibile l’ex caserma Cavarzerani, in via Cividale a Udine, dopo che nei giorni scorsi è stata dichiarata zona rossa su ordine del sindaco Pietro Fontanini: per due settimane nessuno può entrare o uscire.

Una misura ritenuta necessaria per contenere il rischio di possibili contagi dopo i tre casi di positività al Covid-19.

L’esterno è costantemente presidiato dalle forze dell’ordine per evitare che i 199 richiedenti asilo in quarantena (sono 463 quelli complessivamente accolti nella struttura udinese) possano allontanarsi scavalcando il muro di cinta. Il prefetto Ciuni ha anche chiesto l’aiuto dei militari dell’Esercito per controllare il perimetro della Cavarzerani.

La situazione è al vaglio del Viminale e nei prossimi giorni sono attese novità anche sull’alleggerimento della quota di migranti ospitate in provincia di Udine non appena le condizioni lo permetteranno: scaduti i quattordici giorni di quarantena è possibile che buona parte dei richiedenti asilo accolti alla Cavarzerani vengano redistribuiti nei centri di accoglienza straordinaria delle altre regioni.

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