Contenuto riservato agli abbonati

Teneva tutti in pugno e non si preoccupava di parlarne davanti agli altri, come funzionava il sistema-Trentin: le intercettazioni

Tutti temevano il sindaco che li teneva in pugno. Il gip Matteo Carlisi, nell’ordinanza cautelare, parla di una «gestione personalistica e clientelare degli appalti»

PREMARIACCO. Li teneva in pugno: sapevano cos’era successo al funzionario che aveva osato mettersi di traverso ai desiderata del sindaco e cercavano quindi di assecondarne ogni richiesta. Tra i collaboratori più stretti di Roberto Trentin, il primo cittadino di Premariacco ai domiciliari da mercoledì con le accuse di turbata libertà degli incanti, turbata libertà del procedimento di scelta del contraente, traffico di influenze illecite, truffa, falsità in testamento olografo e peculato, la più spaventata era proprio la nuova responsabile dell’Ufficio tecnico Veronica Del Mestre.

Cioè colei che aveva preso il posto dell’unico dipendente comunale che aveva tentato di opporsi alle pressioni del sindaco (e per questo costretto a dimettersi e trasferirsi nell’amministrazione di Cormòns) e che dall’inchiesta della Procura di Udine è stata a sua volta investita con la forza della medesima ordinanza cautelare.

Appalti truccati a Premariacco, ecco chi sono gli indagati e di cosa sono accusati


Di evidenze, la Guardia di finanza friulana ritiene di averne raccolte a sufficienza, nel corso delle intercettazioni telefoniche e ambientali condotte tra il 2019 e l’inizio di quest’anno. Basti pensare a quando, fallita l’operazione che avrebbe dovuto assegnare all’impresa “Stefanelli” la fornitura di uno scuolabus, Del Mestre prorompe in un «siamo rovinati».

Lei, che su richiesta di Trentin aveva «fatto ricorso alla procedura negoziata per limitare il mercato» e avvantaggiare la ditta da lui indicata «pubblicando un capitolato con caratteristiche tecniche specifiche», all’apertura delle buste, il 12 dicembre 2019, constatato che il ribasso più basso era stato fatto dalla “Carind” di Perugia, non aveva fatto mistero davanti ai colleghi di avere predisposto il capitolato «andando abbastanza nel dettaglio (...), anche su aspetti dimensionali».

L’impegno, insomma, ce l’aveva messo. E l’aveva fatto nonostante da tempo vivesse con insofferenza quelle che l’assessore Eleonora Tumiotto, discorrendo con la vicesindaco Dolores Zuccolo, pure indagata, aveva definito «le ingerenze del sindaco sulle pratiche dell’ufficio tecnico».



È il 29 agosto quando Del Mestre prega Trentin di evitare di parlarle di certe cose davanti ad altri componenti della Giunta: una cosa è dirsele a “tu per tu”, diverso è discutere di affidamenti, così come li intende lui, in presenza di terze persone. La preoccupazione è così alta da tornare sull’argomento il giorno successivo, questa volta con la sua collaboratrice, per lamentarsi della disinvoltura con cui Trentin la esorta a non fare le gare secondo le regole, anche in presenza del segretario comunale Stefano Soramel, a sua volta indagato.

E per confessarle di essere stata costretta a farglielo presente per iscritto. Un errore, a giudicare dalla risposta della collega, che la mette sul chi va là: remare contro Trentin – la avverte – significa rischiare di fare la fine del suo predecessore. Messaggio che Del Mestre evidentemente recepisce forte e chiaro, se il successivo 5 settembre, confidandosi con un’altra persona, spiega di «non poter dire troppe volte no» al sindaco, pena il suo trasferimento ad altra sede.



Del resto, è lo stesso Trentin, di lì a un paio di settimane, a vantarsi del potere esercitato sull’Ufficio tecnico (il gip Matteo Carlisi, nell’ordinanza cautelare, parla piuttosto di una «gestione personalistica e clientelare degli appalti»), «ingessato» finché a guidarlo c’era il geometra poi sostituito e «meraviglioso» dopo il cambiamento di cinque persone.

Tra gli episodi più emblematici, secondo il pm Annunziata Puglia, titolare del fascicolo, c’è la lunga “gestazione” del progetto per la realizzazione della bretella di collegamento tra la zona industriale di Paderno e la nuova strada provinciale e c’è anche la procedura di gara denominata “Asfaltature 2019”. L’obiettivo, in tesi accusatoria, è di favorire l’«amico impresario» Denis Monticolo, indicato quale amministratore di fatto della “M-P srl” di Mortegliano. Della scelta viene messo a parte anche il consigliere comunale di maggioranza Ferruccio Sinicco, considerato dagli inquirenti uno dei collaboratori politici più fidati di Trentin e a sua volta sotto inchiesta.

Per approfondire:

Le intercettazioni - chei finanzieri effettano anche attraverso un trojan inserito nel cellulare del sindaco - permettono di ricostruire, passo passo, le tappe dell’accordo che avrebbe garantito a Monticolo l’affidamento: lui avrebbe presentato un ribasso del 15 per cento, sbaragliando così la concorrenza, ma poi, per rientrare della somma fatta risparmiare al Comune, gli sarebbero stati riconosciuti altri lavori. A cominciare, per l’appunto, dall’appalto delle asfaltature, attraverso l’interposizione formale della “Edilverde srl” di Martignacco.

Tutti passaggi riferiti di volta in volta a Del Mestre, che nel decidere insieme a lui le altre ditte da invitare alla gara per la bretella, durante una conversazione nel proprio ufficio aveva tenuto comunque a ricordargli che «il contenuto delle informazioni è riservato: tu non dovresti sapere». E che, l’11 dicembre 2019, iniziata la procedura con l’apertura della busta presentata dalla Mp, non aveva esitato ad affermare: «Bene, siamo a quello del sindaco». Tirando infine un sollievo al ritrovamento di un documento che si temeva smarrito e che ne avrebbe comportato l’esclusione. «Grazie a Dio – aveva detto –, stavo per sentirmi male (...). Ho avuto momenti di panico».

È spuntato anche il “nero” nelle conversazioni che il sindaco Roberto Trentin intratteneva dentro e fuori il Comune di Premariacco e che i finanzieri ascoltavano e registravano a sua insaputa, nell’ambito dell’inchiesta culminata mercoledì con il suo arresto e che vede indagate complessivamente diciassette persone (di cui altre due a loro volta ristrette ai domiciliari).

Tra i segnali della sua predisposizione a non disdegnare pagamenti senza fattura, quello colto il 2 ottobre 2019, quando, confrontandosi con l’idraulico che ha realizzato alcune opere nell’abitazione della compagna, gli propone di saldare in parte con fattura (880 euro) e in parte “in nero” (900 euro), appunto. Una prassi che il sindaco preferisce comunque tenere quanto più possibile sotto traccia. Ne è prova la raccomandazione rivolta alla compagna il successivo 8 ottobre, quando al telefono lei gli riferisce di avere provveduto a bonificare all’idraulico la quota ufficiale e di avere pronta la busta contenente quella non ufficiale. Trentin, temendo di essere intercettato, la riprende, invitandola a non parlare di certe cose al telefono.

Video del giorno

Roma, stazione Termini: poliziotto spara alle gambe di un sospetto durante un fermo

Gelato vegan al latte di cocco e ciliegie

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi