Gli appalti pilotati, le finte donazioni per abbellire la piazza e la smania di conquistare voti: così il sindaco si faceva bello con i soldi del Comune

Il sindaco di Premariacco accusato di aver favorito imprenditori e professionisti amici per fini elettorali. Il gip Matteo Carlisi parla di una «spudoratezza talora sconcertante»

PREMARIACCO. Il Comune di Premariacco era gestito secondo una «logica affaristica». Di questo, il pm di Udine che ha coordinato le indagini sul presunto «clientelismo» praticato dal sindaco Roberto Trentin nell’aggiudicazione degli appalti pubblici, e il gip che ha poi applicato sei delle sette misure cautelari richieste, sono convinti. Così come lo sono del «timore reverenziale» dei dipendenti verso il primo cittadino e dell’«attenzione a non scontentarne i voleri».

Un «despota», così viene dipinto nella ricostruzione proposta dall’ascolto delle conversazioni intercettate tra l’anno scorso e l’inizio di questo, che puntava a un solo obiettivo: farsi rieleggere alla tornata elettorale del maggio 2020 (poi slittata al 20 settembre prossimo). Come? Facendosi bello agli occhi della comunità che amministra. Potere e non soldi, non quelli facili e immediati, quindi.



Le piante davanti alla chiesa

C’è un episodio, tra quelli finiti nel capo d’imputazione formulato dal pm Annunziata Puglia, che, pur esulando dallo schema classico che avrebbe visto Trentin favorire l’affidamento di opere e incarichi a imprenditori e professionisti di suo gradimento, sembra ben testimoniare l’urgenza che aveva di procurarsi una «pubblicità personale ed elettorale».

Siamo nel settembre del 2019 e il suo pallino è adornare l’area su cui affaccia la chiesa di San Silvestro con una serie di piante. Il problema è che i soldi per farlo non ci sono. O meglio, per scovarli bisogna attingere al capitolo di spesa dedicato alla scuola elementare. È Trentin a bypassare l’ostacolo con una trovata a dir poco farraginosa, oltre che, a rigor di codice penale, truffaldina: una falsa donazione.

L’accordo passa attraverso la compiacenza del fiorista Edi Saccavini, titolare dell’azienda “Borgo Flora” di Premariacco, che accetta di dichiarare nel preventivo che le piante sarebbero state posate vicino alla scuola e non alla chiesa, e quella di Nedia Saccavini, sua parente e dipendente, che abita di fronte alla chiesa e accetta di effettuare una donazione fittizia di piante al Comune.

Informata dell’escamotage, la responsabile dell’Ufficio tecnico Veronica Del Mestre, pure ai domiciliari, rimbrotta il sindaco in questi termini: «Bon, però sì, dobbiamo parlarne di ’sta roba, assieme!».


Le mani sui soldi del municipio

Non è un caso se, nel valutare la sussistenza del dolo nei reati contestati a Trentin, il gip Matteo Carlisi parli di una «spudoratezza talora sconcertante», proprio perché lo fa nella «consapevolezza di agire in modo illecito» e nonostante si premuri di adottare qualche accortezza, come quando evita di incontrare gli amici imprenditori in Comune o di parlare di certe cose al telefono. Per quanto marginale nell’economia dell’inchiesta, un mattoncino arriva anche dall’ipotesi del peculato di cui è stato accusato per avere prestato al figlio un generatore di corrente per una festa con gli amici. «Trentin – recita l’ordinanza – usa i soldi e i beni del Comune come fossero cosa sua».

Fretta e cantieri

E ancora, a riprova della smania di conquistare il favore dell’elettorato – Trentin aveva già fatto sapere che si sarebbe ricandidato alla guida del Comune –, gli inquirenti avevano evidenziato l’inquietudine manifestata dal sindaco all’imprenditore Denis Monticolo, pure indagato, per i ritardi incontrati nella realizzazione dei lavori di asfaltatura che gli aveva fatto ottenere a titolo di compensazione per il ribasso praticato in una precedente gara d’appalto. Alle obiezioni di Monticolo, che gli aveva fatto presente di avere un altro cantiere aperto a Santa Maria la Longa, il primo cittadino aveva risposto con un messaggio piuttosto eloquente.

«Lo sai – gli aveva detto il 22 gennaio scorso – che se io non vinco le elezioni tu hai finito di lavorare». In un’altra conversazione, captata dai finanzieri il 28 dicembre 2019, è Del Mestre a sollecitare la ditta che si è aggiudicata una gara per l’efficientamento energetico a essere tempestivi. «Il sindaco è ansiogeno», dice, spiegando che è in campagna elettorale e che le elezioni sono vicine.


Gli interrogatori

Insieme a Trentin e Del Mestre, a ritrovarsi ai domiciliari da mercoledì è anche Bruno Previato, responsabile dell’Ufficio tecnico di Torreano. Il gip ha inoltre applicato la misura cautelare del divieto di contrattare con la pubblica amministrazione per un anno agli imprenditori Monticolo e Sergio Raggioni e all’architetto Pietro Vittorio. L’unica richiesta di domiciliari non accolta è quella che la Procura aveva avanzato anche per il consigliere comunale Ferruccio Sinicco: manca «l’attualità dell’esigenza cautelare», scrive il giudice, ricordando che l’episodio contestato risale al 2017.

Per tutti gli altri, sono stati ritenuti sussistenti il pericolo di inquinamento probatorio e quello della reiterazione dei reati. Quella scoperta sarebbe stata infatti «una gestione non occasionale, ma ordinaria e quotidiana del tutto personalistica della cosa pubblica», cui gli indagati non hanno posto un freno neppure dopo l’avviso di proroga delle indagini preliminari. Pur sapendo, quindi, di essere nel mirino della Guardia di finanza. Il gip ha fissato gli interrogatori di garanzia di Trentin, Del Mestre e Previato per lunedì.

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