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Positivo, negativo, positivo: l'altalena dei tamponi e la delusione. Ecco come è andata l'assurda giornata di van Niekerk

Ieri mattina il tampone del campione olimpico era diverso da quelli del giorno prima. L’atleta doveva partecipare a un meeting, ma è stato fermato all’ultimo 

UDINE. Aveva già praticamente un piede sul pulmino che lo avrebbe portato, nel pomeriggio di sabato 1 agosto, a gareggiare nel Meeting di Trieste, dove era atteso come una delle stelle, per correre sui 100 e i 400 metri, invece Wayde van Niekerk è stato fermato da una nuova positività al Covid-19. Qualcuno dice che in ogni caso non avrebbe gareggiato, perché lo stress accumulato non gli avrebbe permesso di competere nella maniera giusta, ma ormai questo poco importa, perché gli esiti dei test non lasciano dubbi: su tre cui l’atleta è stato sottoposto, due sono risultati positivi.

Il sudafricano, campione olimpico in carica dei 400 piani con il tempo record di 43’’03, e campione del mondo nel 2015 e nel 2017, ha effettutato negli ultimi tre giorni altrettanti esami: quello di giovedì era positivo, quello di venerdì era negativo e quello di ieri nuovamente positivo. L’ennesima doccia fredda, perché tutti si aspettavano che quella terza prova sarebbe invece stata negativa. Un esito che gli avrebbe permesso di proseguire in serenità la propria preparazione a Gemona – dormendo all’hotel Willy e allenandosi nelle strutture sportive vicine – dove era arrivato domenica 19 luglio per allenarsi in vista dello Olimpiadi di Tokyo e iniziare l’avvicinamento a questa grande competizione partecipando ad alcuni meeting internazionali sia in Italia sia all’estero.



La notizia della sua positività si è diffusa rapidamente, non solo a Gemona, ma anche in tutto il mondo. Per Wayde ora ci saranno 14 giorni di isolamento (a partire dal tampone positivo), durante i quali dovrà sottoporsi a controlli periodici, previsti dal protocollo sanitario. «Per prima cosa – spiega l’assessore regionale alla salute Riccardo Riccardi –, sarà sanificato l’hotel dove l’atleta sta soggiornando e tutte le persone che vivono e lavorano al suo interno saranno sottoposte a sorveglianza sanitaria, come da protocollo anti-Covid. Fortunatamente tutti sono finora risultati negativi e ci auguriamo quindi che si possa concludere tutto nella maniera migliore. Dispiace, ovviamente, molto per questo grande campione che decisamente non è fortunato».

Van Niekerk era infatti arrivato a Gemona, quella che lui considera la sua seconda casa, per lo sprint finale che lo riporterà sui grandi palcoscenici dopo uno stop di due anni a causa di un grave infortunio al ginocchio: nell’autunno 2017 si era fatto male nel corso di una partita di rugby tra amici in Sudafrica. E certamente questo imprevisto non ci voleva: nonostante Wayde sia totalmente asintomatico, non potrà lasciare la propria stanza d’albergo e dovrà di conseguenza interrompere gli allenamenti e quindi modificare questa parte di preparazione. Con lui all’hotel Willy ci sono anche Akani Simbine (100 metri piani), Ruswahl Samaai (salto in lungo), Antonio Alkana (110 ostacoli), con i rispettivi allenatori e fisioterapisti, e soprattutto c’è la sua “nonna coach”, l’ultrasettantenne Ana Botha, che dal suo arrivo è stata particolarmente tutelata vista la non giovane età.



Ma tutta la piccola delegazione sudafricana fin dall’arrivo si è attenuta al protocollo anti-Covid ed è stata messa in quarantena in un’ala riservata dell’albergo: l’unico spostamento consentito era quello verso le strutture per gli allenamenti e viceversa, che avvenivano (e avverranno ancora per gli atleti negativi) su pulmini riservati. Tutti sono stati sottoposti ai tamponi, il primo dei quali è stato effettuato il giorno successivo al loro arrivo in Italia.

Ciò che ha lasciato un po’ perplessi tutti a Gemona e nell’entourage dell’atleta è l’altalena dei test di Wayde: positivo-negativo-positivo. Un fatto su cui non si sbilancia l’assessore Riccardi: «Non so perché ciò sia avvenuto, ma purtroppo due test positivi su tre effettuati in un tempo molto ravvicinato non possono lasciare adito a dubbi. L’atleta è positivo al Covid, nonostante il protocollo sia stato rispettato durante la quarantena. Ora sarà monitorato secondo le procedure e vediamo come va». Da parte dello staff di Van Niekerk c’è riserbo assoluto, nessuno vuole parlare, nemmeno il manager, Peet van Zyl, che è a Gemona e che ha seguito tutte le fasi di questi primi giorni di permanenza degli atleti. Il programma prevede che restino in Friuli fino a fine settembre per completare la sessione estiva degli allenamenti e spostarsi poi in altri Paesi per continuare gare e preparazione.


 

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