Il Covid torna a far paura, casi in aumento. Ora il contagio arriva dall'estero, appello alle regole

Positivi un altro migrante, un friulano e sei rientrati dall’estero. Riccardi: governiamo una complessità estranea all’accoglienza

UDINE. Positivo al Sars-Cov2 un altro profugo accolto nell’ex caserma Cavarzerani a Udine e la proroga della zona rossa è imminente. Sei dei sette nuovi infetti sono rientrati dall’estero: due dal Brasile, altrettanti dagli Usa e altri due hanno avuto contatti con la donna albanese risultata positiva nel Pordenonese. I numeri parlano chiaro: «Il contagio arriva dall’estero».

Il vicepresidente della Regione con delega alla Salute, Riccardo Riccardi, lo ripete da giorni invitando i cittadini a rispettare le misure di sicurezza e a denunciare chi non lo fa. La questione preoccupa chi come Riccardi segue l’andamento del contagio da inizio pandemia: il timore di tornare ai numeri di cinque mesi fa è reale.

La posizione geografica del Friuli Venezia Giulia favorisce l’ingresso dei migranti dalla rotta balcanica, dai Paesi confinanti arriva la manodopera transfrontaliera alla quale si aggiunge chi per lavoro è costretto a volare anche oltre oceano. In questo puzzle si muove la task-force regionale garantendo la sorveglianza sanitaria che altrove non c’è. E questo è ancora un altro problema.



I numeri degli infetti continuano a salire. Ieri sono stati accertati sette nuovi casi: un anziano arrivato in pronto soccorso a Udine e poi trasferito in terapia intensiva. Due persone rientrate dal Brasile già in quarantena a Trieste, quattro a Pordenone, due avevano avuto contatti con la donna albanese positiva da giorni e due rientrati dagli Usa. In serata è stata confermata anche la positività del migrante.

Riccardi non si stanca di ripetere che le misure per arginare il contagio restano la mascherina e il distanziamento sociale. Rinnova l’appello a rispettare le regole e a segnalare se qualcuno non lo fa. «Ha ragione il presidente Mattarella – aggiunge – la libertà non è far ammalare gli altri». Il governatore, Massimiliano Fedriga, e lo stesso Riccardi, condividono con il ministro della Salute, Roberto Speranza, ogni decisione. Si confrontano costantemente, non a caso un romeno residente in Austria risultato positivo in una località balneare friulana è stato scortato dalla polizia locale fino al confine per costringerlo a rientrare a casa.

«C’è un tema di tutela sanitaria e di diverse condizioni di sorveglianza sanitaria» insiste l’assessore ricordando che, non a caso, Fedriga ha sempre chiesto la chiusura dei confini. L’ha fatto anche quando i numeri erano più bassi di quelli attuali.

La questione è emersa in consiglio regionale con l’opposizione che contestava il taglio dei fondi all’accoglienza dei richiedenti asilo politico. Riccardi è sbottato: «L’accoglienza non c’entra. Oggi affrontiamo un tema di tutela sanitaria che ha a che fare con fenomeni regolari e irregolari, con persone che non sappiamo da dove arrivano. Noi li governiamo tutti. L’approccio con il Governo non è mai stato di contrapposizione.

Stiamo facendo un lavoro che nulla ha a che fare con la strumentalizzazione sull’accoglienza dei profughi», ribadisce l’assessore elencando problemi vecchi e nuovi, non ultimo quello della quarantena dei migranti che non può avvenire alla Cavarzerani e che richiede «un isolamento omogeneo in termini di periodo».

Non si può isolare un gruppo nello stesso luogo dove altre persone sono già in quarantena. «Dove mettiamo tutta questa gente che arriva?» chiede l’assessore auspicando che nelle strutture non si scatenino ribellioni o fughe di profughi come è avvenuto altrove. «C’è un lavoro che non si vede, dal tracciamento delle persone all’obbligo di comunicare gli arrivi alle forze dell’ordine». Riccardi lo sottolinea per dire che, nonostante il Fvg sia circondato dal contagio, «l’intensità ospedaliera è bassa».


 

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