Inchiesta di Premariacco, l'ex sindaco accusa: «Non posso uscire tranquillamente di casa, basta odio»

Il capogruppo di minoranza: non ho sollevato nessun polverone, chiedevo onestà «Attacchi pure alla mia famiglia, stop al clima di veleno verso chi ha denunciato»

PREMARIACCO. Dice di non aver sollevato «nessun polverone», come invece l’hanno accusato da più parti. Dice di aver solo chiesto «trasparenza» al sindaco - ormai ex dopo le dimissioni – Roberto Trentin agli arresti domiciliari per l’inchiesta sugli appalti. E , per questo, di essere finito nel mirino di tante calunnie. L’ex primo cittadino e ora capogruppo di minoranza della lista civica Per Premariacco Rocco Ieracitano interviene per rispondere a chi ha definito «esagerata» la sua pretesa di chiarimenti.

I focus


«Ho preferito non rispondere – ha riferito Ieracitano – perché ho capito che sarebbe stato inutile spiegare che io non ho sollevato nessun polverone: la denuncia non è partita da me, le indagini non le ho fatte io, i 14 capi di imputazione non li ho definiti io e i giornali non li scrivo io. Ma non ho risposto anche perché sarebbe stato inutile parlare di etica e legalità con chi non sa distinguere il bene dal male». Parla di un «clima di veleno e odio che il gruppo di sostenitori più incattiviti dell’amministrazione Trentin coltiva per distogliere l’attenzione dalle gravi accuse che coinvolgono la propria squadra». E parla di falsità che hanno spinto qualcuno a diffondere la voce «che l’indagine che ha coinvolto l’attuale amministrazione avrebbe colpito anche me in quanto era un mio complotto per coprire le irregolarità e le ruberie compiute da me e dal tecnico comunale che lo ha denunciato. Mi chiedo quanto si possa andare oltre».



«Non temo questi attacchi – prosegue – perché li ho già vissuti e contrastati in passato. Ma è possibile che sia io a dover temere e a dovermi vergognare? E di cosa? Di tentare di essere coerente e di aver praticato e chiesto onestà? Di aver praticato e chiesto più trasparenza agli amministratori pubblici? Di essere amico di una persona onesta e coraggiosa?». Ieracitano, insomma, non ci sta a questi continui attacchi contro di lui e la sua famiglia. Perché «tutto questo succede nel paese in cui vivo da 54 anni, dove ho il diritto di uscire di casa senza essere aggredito verbalmente da parenti o sostenitori dell’ex sindaco Trentin, dove nessuno si può permettere di spaventare mia madre con bugie giustificate dalla necessità di fare campagna elettorale, dove i figli dei miei amici non devono sentirsi dire di vergognarsi perché i loro genitori mi frequentano o dove la mia famiglia ha il diritto di stare serena se vado a messa la domenica o il venerdì al bar a giocare a carte».

L’auspicio di Ieracitano è uno solo: «Fra meno di due mesi non sarò più consigliere comunale. Non sono nemmeno un candidato alle elezioni e quindi spero che dopo 5 anni finiscano questo odio e queste menzogne contro di me e contro chi avuto il coraggio di denunciare. Chiedo a questa piccola, ma aggressiva, minoranza di cittadini che sta agendo in questo modo subdolo di impegnarsi a fare il bene della comunità invece di sprecare tempo a costruire scuse per coprire la gravità di quanto successo e a cercare di minimizzare i reati ipotizzati dai magistrati a carico dell’ex sindaco, del vicesindaco e di un consigliere».

«Non sono un santo, non sono un eroe né un giudice – conclude –. Capisco il dolore delle famiglie degli indagati ma non possono prendersela con me o altri se i loro cari hanno sbagliato. Non cerco colpe e non desidero condanne di nessuno, ma mi auguro che l’evidenza dei fatti al vaglio della magistratura porti alla ricostruzione della verità chiarendo l’eventuale responsabilità penale dei singoli e quella morale del gruppo che li ha appoggiati».

Video del giorno

Roma, stazione Termini: poliziotto spara alle gambe di un sospetto durante un fermo

Gelato vegan al latte di cocco e ciliegie

Casa di Vita
La guida allo shopping del Gruppo Gedi