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Multa per i divieti legati al coronavirus: un giudice di pace l’annulla. La Prefettura si oppone

Si apre lo scontro sulla legittimità delle multe per il mancato rispetto dei divieti legati al coronavirus.

Mentre si scopre che il Comitato tecnico scientifico voleva misure differenziate tra regione e regione (il Friuli Venezia Giulia poteva rimanere aperto) ma Conte decise il lockdown per tutta l’Italia (va detto che oggi il “metodo Conte” è preso a esempio in tutto il mondo e che il Cts non ha sempre tenuto una linea coerente: mascherine sì, mascherine no; gel sì anzi no) si apre lo scontro sulla legittimità delle multe per il mancato rispetto dei divieti legati al coronavirus.

In tutto il Paese sono 449.352, elevate a cittadini o titolari di attività. A fornire i dati è il Codacons, che ha elaborato i numeri resi noti dal ministero dell’Interno e relativi alla fase 1 e 2 nell’emergenza Covid. Dall’11 marzo al 13 maggio sono state controllate 14 milioni 202 mila 840 persone attraverso posti di blocco e controlli delle forze dell’ordine, mentre gli esercizi commerciali sottoposti a verifiche, nello stesso periodo, sono stati 5 milioni 493 mila 673.

Tra fase 1 e fase 2 sono state elevate 439 mila 992 sanzioni ai cittadini per violazione dei divieti di spostamento, e 9.360 multe a titolari di attività per il mancato rispetto delle disposizioni sulla chiusura degli esercizi, per un totale, appunto, di 449.352 sanzioni amministrative. Il primo a contestare queste multe è stato il giudice di Pace di Frosinone: nell’ordinamento giuridico italiano non esiste una fonte normativa di rango costituzionale o avente forza di legge ordinaria che consenta di dichiarare lo stato di emergenza per rischio sanitario.

Quindi, la deliberazione dello stato di emergenza del 31 gennaio è illegittima e vanno annullate le sanzioni comminate per violazione delle misure anticontagio.

Ciò – sostiene, anche in ragione del fatto che l’obbligo di permanenza domiciliare può essere adottato solo con atto motivato dell’Autorità Giudiziaria. Questo, in sintesi, il contenuto del provvedimento adottato lo scorso 29 luglio accogliendo un ricorso di un automobilista contro una contestazione per violazione del divieto di spostarsi in conseguenza dell’emergenza sanitaria. La sentenza, però, non è piaciuta al prefetto di Frosinone, Ignazio Portelli: «È ampiamente discutibile». Per il prefetto la sentenza è una forzatura.

«La pandemia non poteva essere prevista dai padri costituzionalisti» trattandosi di un caso straordinario che ha riguardato il mondo intero. La Prefettura ha quindi deciso di appellarsi.—

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