Attraversa il fiume e rischia di affogare trascinato dalla corrente: "Così io e il mio cane Nico abbiamo salvato l'escursionista"

Massimiliano e il suo cane Nico

Massimiliano, 26 anni, e il suo amico a quattro zampe, hanno evitato per due volte che un uomo affogasse: "In montagna serve molta prudenza"

BARCIS. «In montagna serve molta prudenza e non bisogna bere alcol. Altrimenti si può rischiare molto, anche la vita». Immaginava un pomeriggio di sole e acqua a Barcis, con la sua famiglia (la mamma, la fidanzata e il cane Nico), Massimiliano Andreoni. E invece sabato, a Barcis, si è trovato a salvare un bagnante per due volte e a rischiare non poco. Un atto di coraggio che il saggio 26enne di Cordenons tende a minimizzare: «Ho fatto quello che era giusto fare e lo rifarei».

Al telefono racconta: «Io e i miei cari ci eravamo messi a prendere il sole nel tratto del torrente Cellina tra l’abitato di Barcis e Claut. Vicino a noi c’era un’altra coppia e, sull’altra sponda, altre persone. Più lontano un gruppo di ragazzi».


A un certo punto è arrivato un gruppo di persone, «credo fossero pakistani o indiani. Hanno guadato la prima volta il fiume e già in quell’occasione mi sono sembrati in difficoltà, hanno perso le infradito e le angurie, ma sono riusciti a passare.

La corrente, dopo i temporali della scorsa settimana e la portata d’acqua, era piuttosto forte per cui in quei casi serve molta attenzione». Il gruppetto inizia a grigliare, a mangiare e bere «hanno bevuto diverse birre. Un uomo abbastanza giovane, non saprei dargli l’età, a un certo punto ha deciso di attraversare, ma si vedeva che era poco lucido. Quando è entrato in acqua la corrente ha iniziato a portarlo via e allora sono intervenuto e, non senza difficoltà, l’ho recuperato prima delle rapide. Sembrava sotto choc, ma dopo poco si è ripreso. I suoi amici mi hanno ringraziato e la cosa sembrava finire là. Mi ero tagliato un po’ sulla gamba perché le rocce sono acuminate». Nel tardo pomeriggio, però, per il gruppo è arrivato il momento di rientrare «e quando ho visto che dovevano di nuovo guadare il torrente ho deciso di andare a dargli una mano».

Il gruppo ha organizzato una catena umana per attraversare le acque, ma lo stesso uomo soccorso in precedenza si è staccato cadendo nell’acqua. «Mi sono buttato perché stava finendo sotto ma lui, per paura di affogare, mi ha dato colpo al petto e mi stava tirando già. Poi si è sganciato dalle rapide e stava andando oltre, ma mia mamma, con l’aiuto del nostro Maremmano Nico che era legato a lei con il collare addominale e che stava a riva, è riuscita ad afferrarlo evitando che finisse in un vortice d’acqua.

Nel frattempo io e gli altri l’abbiamo recuperato e portato fuori. Aveva ingerito tantissima acqua, ma per fortuna dopo poco si è ripreso».

Di fronte a quella scena, nessun altro è intervenuto o ha chiamato i soccorsi. «Non lo so se non hanno capito cosa stesse avvenendo». I cordenonesi hanno portato a casa botte ed escoriazioni e la consapevolezza che «andare in montagna non è uno scherzo – prosegue Massimiliano – Ho capito il

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