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Benedetti: miglioriamo qualità e competitività, a partire dal 2022 raccoglieremo i frutti

Il numero uno del Gruppo di Buttrio analizza la situazione mondiale. «Il Covid 19 ha accentuato una crisi che per l’acciaio era già iniziata» 

«Miglioriamo qualità, competitività e servizio ai clienti. Approfittiamo di questo periodo “down” dell’economia globale per pianificare il futuro. I frutti li raccoglieremo nel 2022, che sarà un anno di crescita. L’Italia? Quest’anno il Pil, probabilmente, scenderà del 15%, circa 250 miliardi di euro, che non sono pochi.

L’approccio e la vision attuale nella gestione del Paese non contribuiranno a elevare la qualità della vita. La situazione è appesantita dai 200, 250 miliardi di debito aggiuntivo, e fortunatamente siamo in Europa e quindi con tassi di interesse bassi. Se non ci si organizza per aumentare il Prodotto interno lordo, avremo grandi problemi. Sono temi su cui tutti siamo chiamati a riflettere per indurre scelte e azioni di livello».



Gianpietro Benedetti, presidente e Ad del gruppo Danieli, quest’anno, causa lockdown mondiale, ha viaggiato molto meno per lavoro. Ma dal quartier generale di Buttrio ha continuato a gestire l’azienda, che è uno dei player internazionali più importanti del settore acciaio. E dal Friuli rilancia la sua visione dell’economia che verrà, una volta passato l’uragano Covid 19.

Presidente Benedetti, come valuta l’impatto della pandemia sull’economia e sull’Italia?

«L’economia, come si sa, ha degli alti e bassi. Già nel quarto trimestre 2019 è iniziato il ciclo down, in particolare per l’acciaio. Il Covid-19 ne ha accentuato il calo. Ci sono probabilità che il Pil, rispetto al 2019, perda in Italia il 15%, circa 250 miliardi di euro. Nel 2021 saremo in crescita e probabilmente staremo sotto del solo 5% rispetto al 2019, per poi crescere nel 2022, iniziando il ciclo favorevole dell’economia. Ritengo, con una probabilità del 60, 70% che possa essere così. In generale utilizziamo il periodo down per prepararci a raccogliere il meglio dal prossimo ciclo positivo».

Questa situazione che impatto avrà sull’occupazione in Italia?

«Dipende molto dal settore. Alcuni chiuderanno l’anno a meno 10, 15%, non male, altri a meno 30, meno 70%, in particolare turismo e attività collegate, servizi di ristorazione, moda. L’indice di disoccupazione potrebbe essere superiore al 10% per poi scendere già dal prossimo anno. E’ possibile che aziende e attività in situazione precaria prima del Covid-19 possano rischiare di chiudere. L’importante è che il Paese sappia investire su attività che in prospettiva diano valore aggiunto.

Per quanto concerne l’acciaio che è il mondo del gruppo Danieli, che futuro si aspetta?

«L’acciaio nel mondo avrà un calo limitato al 5, 6% grazie a paesi come Cina, Russia e Vietnam. Per quanto concerne Europa e Italia il calo sarà del 10, 20% per poi riprendersi progressivamente nel 2021 e raggiungere i livelli del 2019 a fine anno. Sono previsioni, però. Il 2022 dovrebbe essere ottimo. Nel nostro gruppo l’Abs risentirà di molto della situazione, la Danieli impianti di meno perché ha in esecuzione ordini del 2019. Ci stiamo dando da fare per evitare flessioni nel 2021».

In questo contesto avete rallentato gli investimenti?

«No, anzi, dobbiamo prepararci al ciclo positivo, dobbiamo lavorare di più su competitività e servizio clienti, sia in Abs che Danieli, per rimanere tra i “front runners” dell’impiantistica siderurgica mondiale e produttori di acciai speciali. In Abs in ottobre inizieremo a produrre con l’impianto “Wire rod” che costerà 190, 200 milioni di euro, senza i costi di avviamento. Ma, senza esagerare, sarà il miglior impianto europeo di questo tipo e probabilmente a livello mondiale. È nostro obiettivo mantenere l’officina di Buttrio competitiva, quindi si è dato il via a una serie di investimenti notevoli in attrezzature e macchine utensili. Abbiamo allargato inoltre l’attività di officine in Usa, Russia, Brasile che, aggiungendosi a quelle importanti di Cina, Thailandia e India, ci consentirà di migliorare il servizio ai clienti».

Come siete messi con gli ordini e che mercati possono essere tra i più favorevoli, in prospettiva?

«Abbiamo chiuso l’entrata in vigore di ordini per Evraz (Usa): il più grande e moderno impianto di produzione rotaie degli Stati Uniti. Severstal (Russia): treno vergella high-tech. Ma l’ordine che sintetizza come l’azienda sia all’avanguardia sugli impianti di produzione acciaio è l’ordine dalla Cmc per la prima acciaieria ibrida al mondo. Danieli impianti ha così compensato quasi in toto la riduzione di ordini Abs».

Molte sono le sfide che l’economia e l’Italia hanno davanti. Lei come analizza la situazione?

«In Italia ci sono burocrazia e ambiente poco amichevole per intraprendere e innovare. Ma intraprendere e innovare sono determinanti per mantenere e migliorare la qualità della vita, che difficilmente avranno benefici con l’approccio e la vision attuale nella gestione del Paese. La situazione è appesantita dai 200, 250 miliardi di debito aggiuntivo, e fortunatamente siamo in Europa e quindi con tassi di interesse bassi. Ma se non ci si organizza per aumentare il Pil, avremo grandi problemi».

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