Quattro famiglie di curdi trasferite a Pontebba per la quarantena: arrivano di notte, il pomeriggio scompaiono

Sedici migranti, intercettati a Udine, portati nella notte nell'ex ufficio veterinario di confine

PONTEBBA. Sono state trasferite nella notte tra venerdì 14 e sabato 15 agosto a Pontebba le quattro famiglie irachene, di etnia curda, rintracciate in mattinata in via Visco a Udine. I richiedenti asilo, tra cui tre donne (di cui una incinta) e sette bambini, avrebbero dovuto trascorrere la quarantena fiduciaria prevista dalle normative anticoronavirus nel fabbricato dell’ex ufficio veterinario di confine, di proprietà demaniale e gestito dalla Prefettura di Udine. Avrebbero, perché nel pomeriggio di Ferragosto, il gruppone si è spontaneamente allontanato dalla struttura, facendo perdere le proprie tracce.

Le segnalazioni dei cittadini hanno permesso al sindaco Ivan Buzzi di attivare i carabinieri della locale stazione, che hanno rintracciato otto delle sedici persone nello scalo ferroviario, pronti a prendere il treno per allontanarsi. Sono stati presi in consegna dai militari dell'Arma, che li hanno ricondotti negli spazi dell'ex Veterconfine.

Il gruppo di stranieri era arrivato nella notte, attorno alle 3, accompagnato nell’alloggio dal personale della Caritas che gestisce gli spazi per conto della Prefettura. Per fare spazio alle famiglie curde, il Palazzo del governo ha disposto il trasferimento di altri sette immigrati, che erano precedentemente accolti nel centro residenziale: una parte di questi è stato temporaneamente accolto nella canonica del paese.

“Non siamo contrari all’accoglienza - aveva spiegato in mattinata il sindaco di Pontebba, Ivan Buzzi -, ma abbiamo eccepito sull’opportunità di far trascorrere alle famiglie arrivate stanotte la quarantena fiduciaria nell’ex Veterconfine, una struttura che non ha spazi all’aperto e che si trova proprio in piazza”. Buzzi nella giornata di venerdì si è confrontato con il prefetto, sottolineando le proprie perplessità e chiedendo che la vigilanza della Caritas sia sulle ventiquattro ore. “Il prefetto mi ha detto che non c’erano altre soluzioni e che ha bisogno di una mano: noi non ci tiriamo indietro, ma la speranza è che in futuro si tratti di accoglienza, non di quarantena. Ci rendiamo conto, comunque, che la situazione particolare fosse delicata, anche per la presenza di minori e di bimbi piccoli”.

Nella mattinata di sabato i volontari della Caritas hanno provveduto a rifocillare i componenti delle quattro famiglie, consegnando viveri e generi di prima necessità. Nel pomeriggio, l'allontanamento e il parziale rintraccio di metà del gruppo: "Ci vuole maggior controllo da parte di chi gestisce la struttura - tuona il sindaco -. Il prefetto ora mi ha assicurato che già dalla serata di Ferragosto ci sarà qualcuno della Caritas a sorvegliare".

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