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A Genova alberi dalla Carnia sotto il ponte ricostruito

Sulla pedana fatta coi tronchi di Vaia 43 alberi ricordano le vittime del crollo. Il presidente di Legnolandia De Santa: onorati di contribuire alla rinascita della città

UDINE. Quarantatré alberi di varie grandezze e specie crescono nella “Radura della memoria” di Genova realizzata dalle maestranze di Legnolandia di Forni di Sopra. Quelle piante simboleggiano le persone che hanno perso la vita nel crollo del ponte Morandi, mentre la pedana assemblata con il legname ricavato dagli alberi schiantati dalla tempesta Vaia in Friuli Venezia Giulia, è sinonimo di rinascita di due regioni che sanno rialzarsi.

Venerdì scorso, 14 agosto, alla cerimonia inaugurale, il presidente di Legnolandia, Marino De Santa, ha simbolicamente unito le mani dei friulani a quelle dei genovesi che davanti alle 43 piante hanno commemorato le persone morte nel crollo.


Sotto il viadotto del nuovo ponte San Giorgio progettato dall’architetto e senatore a vita, Renzo Piano, il grande anello in legno disegnato dall’architetto milanese, Stefano Boeri, si è trasformato in «un palcoscenico sopraelevato 50 centimetri da terra. L’opera, 50 metri di diametro, ha richiesto l’utilizzo di mille metri quadrati di legno friulano».

Quello che stiamo per raccontare è un esempio di collaborazione e fiducia consolidato sulle macerie del terremoto ad Amatrice quando la filiera del legno Fvg venne coinvolta da Boeri nella realizzazione della mensa. Prima ancora, l’architetto Boeri “padre” del bosco verticale milanese, aveva collaborato con le imprese friulane nella realizzazione della “Radura” esposta al Salone del mobile nel 2016.

Passo dopo passo quel rapporto fiduciari è diventato sinonimo di speranza, rinascita, forza e determinazione. Come il ponte anche l’anello in legno collega le comunità e soprattutto le imprese visto che il prodotto finale è nato dal saper fare delle maestranze di Legnolandia, dalla disponibilità dei proprietari dei boschi dove sono stati recuperati gli alberi schiantati situati nei comuni di Ampezzo, Paularo, Ligosullo, Forni di Sotto, Forni di Sopra, Sauris e Treppo Carnico, dalle imprese boschive e dalle segherie Schneider e Cortolezzis di Sauris e Treppo Carnico. A coordinare l’insieme dei soggetti resta il consorzio Legno servizi.

Oggi “FriulDane”, questo il nome della filiera del legno Fvg, punta alla lavorazione del legname in loco. Sono ancora troppi i carichi dei tronchi che oltrepassano il confine austriaco. Un dato per tutti: «Dei 250 mila metri cubi estratti lo scorso anno – conferma De Santa – il 70 per cento ha varcato il confine». Tradotto in cifre significa che il Friuli Venezia Giulia ha perso il valore aggiunto del legname lavorato. Una tendenza che, passo dopo passo, va invertita.

Anche il progetto di Genova va avanti a fasi: «La pedana fa parte della prima parte del progetto denominato “Cerchio Rosso”» continua De Santa, nel dirsi «onorato di poter contribuire a un progetto così importante e a cui ci sentiamo particolarmente legati.

L’opera non solo rende omaggio alla memoria delle vittime, ma rappresenta anche la grande forza di due territori, quello ligure e quello friulano, che hanno saputo ripartire da un patrimonio distrutto e vedere nella sostenibilità un’opportunità di rinascita».

Una spinta che sprona le imprese a recuperare il maggior numero possibile dei tronchi schiantati anche perché, come fa notare De Santa, il nuovo inverno rappresenterà il limite temporale oltre al quale non sarà più possibile garantire la qualità del prodotto». —


 

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