Un polo di cura con test rapidi medici in pressing sull’Azienda

Appello dei professionisti del Distretto che segue 23 mila pazienti e la Chiabà L’esame rivela in 15 minuti il contagio da Covid o altri virus delle vie respiratorie



/ SAN GIORGIO DI NOGARO


Un punto di cura (tecnicamente, point of care) sperimentale nel distretto sanitario di San Giorgio di Nogaro per eseguire test rapidi per il Covid-19 e i virus/batteri responsabili di infezioni alla vie respiratorie.

Lo sta chiedendo a gran voce da giorni all’Azienda sanitaria, anche a nome dei colleghi, il dottor Gianni Iacuzzo, coordinatore della Aft (Aggregazione funzionale territoriale che comprende i medici di medicina generale di San Giorgio di Nogaro, Carlino, Marano Lagunare, Muzzana del Turgnano, Porpetto e Torviscosa per un bacino di 23 mila pazienti) nonché medico di famiglia di alcuni ospiti della casa di riposo Asp “Chiabà” di San Giorgio. A oggi, però, ancora nessuna risposta è giunta dell’Azienda sanitaria.

«La recente ordinanza del ministero della Sanità sulla necessità di fare i tamponi a chi rientra da Croazia, Grecia, Malta e Spagna costituisce sicuramente uno stress test per l’intero sistema sanitario regionale – afferma Iacuzzo –. Da tempo stiamo chiedendo ai vertici aziendali la possibilità di fare del distretto di San Giorgio un “point of care”, ovvero chiediamo la possibilità di poter usufruire dei cosiddetti test rapidi che consentono di identificare in tempi molto brevi (15 minuti) non solo il coronavirus, che è il pericolo del momento, ma anche la maggior parte dei virus/batteri responsabili delle infezioni respiratorie. San Giorgio oltre ad avere le problematiche sanitarie e sociali presenti sul resto del territorio regionale, presenta anche una zona industriale importante e un porto con un viavài continuo di lavoratori che provengono da oltre confine, e una casa di riposo che è stata pesantemente investita dal Covid-19 (che ha causato otto vittime). In questo modo il Distretto potrebbe fungere da polo “sperimentale” per capire se e quanto possa essere efficace una diagnostica di questo tipo». Iacuzzo rimarca inoltre che questo consentirebbe «nello specifico della pandemia da Covid-19, di rendere realmente più forte il Distretto e il territorio e di dare risposte rapide nell’individuazione di eventuali focolai e nella prevenzione del contagio. Nell’imminenza dell’inizio delle scuole e della rapida crescita delle infezioni delle vie respiratorie, indistinguibili clinicamente dal coronavirus – conclude Iacuzzo –, una soluzione di questo tipo sarebbe vista con grande sollievo dai pediatri di libera scelta, dai medici di medicina generale e dai medici della continuità assistenziale e verosimilmente anche dai punti di pronto soccorso che, con un territorio impossibilitato a intervenire in mancanza di dispositivi di sicurezza e di diagnosi rapide di esclusione del virus, rischierebbero il collasso». —

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