Conte alla Regione sulla legge elettorale: «Inserite la doppia preferenza di genere»

Il premier chiede alla giunta di adeguarsi alle disposizioni nazionali e il dem Russo ripresenta la sua proposta di modifica

UDINE. La lettera è arrivata in Regione, direttamente da palazzo Chigi, una manciata di settimane or sono e apre una problematica, politica e gestionale, da maneggiare con cura per la maggioranza a piazza Oberdan. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, infatti, ha chiesto al Friuli Venezia Giulia di adeguare la legge elettorale per le Regionali alle disposizioni nazionali con l’inserimento in norma della doppia preferenza di genere, cioè la possibilità di votare sia un uomo sia una donna.

Il Friuli Venezia Giulia, infatti, è uno dei pochi territori – assieme a Piemonte, Calabria, Valle d’Aosta e Provincia di Bolzano – che ancora non hanno adeguato le loro leggi regionali alla norma nazionale approvata nel 2016. Conte, quindi, ha chiesto a Massimiliano Fedriga e all’Aula di Trieste di allinearsi alle disposizioni di Roma. Il problema, però, non è affatto banale e investe sia potestà legislative sia decisioni politiche. In primo luogo, nel dettaglio, al Friuli Venezia Giulia non si può imporre centralmente la preferenza di genere – a differenza di quanto avvenuto recentemente per la Puglia, mentre la Liguria si è adeguata in extremis –, perché la Regione Autonoma possiede potestà primaria in materia elettorale.

Certo, Roma potrebbe agire d’imperio, scavalcare lo Statuto e inserirla ugualmente. Ma a questo punto non soltanto aprirebbe un braccio di ferro con la Regione – che senza dubbio impugnerebbe la norma in Corte costituzionale –, ma dovrebbe anche muoversi con la stessa durezza nei confronti di territori – leggasi la Provincia di Bolzano – che esprimono senatori – rileggasi la Svp – fondamentali per la tenuta dell’esecutivo e che, come noto, gradiscono ben poco le interferenze romane.

La Regione inoltre, da parte sua, potrebbe bellamente ignorare la richiesta dello Stato, ma offrirebbe il fianco a un mare di polemiche. C’è di più, inoltre, perché il dem Francesco Russo ha, recentemente, ripresentato la sua proposta di legge – già bocciata nell’ottobre di due anni fa – che ha come obiettivo, appunto, l’introduzione in Friuli Venezia Giulia del doppio voto.

Russo, all’epoca, preparò il terreno in grande stile, allegando al testo centinaia di firme di esponenti dell’industria, della cultura e dell’economia a sostegno della preferenza di genere. Niente da fare, però, perché la maggioranza bocciò la proposta motivandola con la volontà di mettere mano alla legge elettorale nel suo complesso entro l’estate dell’anno successivo.

«Ma siccome non si è mosso nulla – chiosa Russo –, adesso ripropongo il testo, tale e quale, anche alla luce delle ultime decisioni del Governo, e vediamo come si comporta il centrodestra». L’ex senatore, dunque, lancia alla maggioranza la più classica delle bucce di banana. Non tanto da un punto di vista “morale” – visto che le pressioni di alcuni ambienti non hanno mai trovato terreno particolarmente fertile tra i conservatori –, quanto strettamente politico. Non è un mistero, infatti, che la doppia preferenza di genere – peraltro già affossata da fuoco amico interno al centrosinistra nella passata legislatura – non scaldi gli animi (anzi) dei consiglieri.

Ma soprattutto è noto come, fosse per Fedriga, la legge elettorale cambierebbe davvero radicalmente puntando sul modello svedese con l’attribuzione dei voti non di preferenza raccolti da un partito proporzionalmente alla posizione occupata dal candidato in lista. Difficile riuscirci e per questo tra i sussurri c’è chi punta invece al ritorno al listino oppure allo schema della Toscana – con la possibilità (non l’obbligo), per ciascun partito, di presentare un listino bloccato di massimo tre candidati che risulterebbero poi essere, eventualmente, i primi eletti in Consiglio della lista stessa.

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