Il virus non ferma i pellegrini: in centinaia a Castelmonte per la Madone di Mont

Nonostante l’emergenza sanitaria la cerimonia religiosa si è svolta regolarmente L’arcivescovo Mazzocato: tutti stiamo portando il peso di questo duro momento

PREPOTTO. Il radicatissimo pellegrinaggio diocesano a Castelmonte nella ricorrenza religiosa dell’8 settembre, in cui la chiesa celebra la natività di Maria, non si piega alla pandemia, resiste e ridisegna così la propria connotazione originaria: nato sull’onda del dramma sociale provocato dal terremoto del 1976, per volere dell’arcivescovo di Udine monsignor Alfredo Battisti, il sentito momento di fede – che anche ieri ha richiamato centinaia di persone da tutto il Friuli Venezia Giulia – stavolta ha visto fatalmente prevalere il pensiero della crisi sanitaria mondiale sulla memoria di una tragedia passata.

L’ascesa 2020 al santuario mariano di Madone di Mont, uno dei primissimi focolai di Covid-19 sul territorio regionale, rimarrà così nei ricordi per un’intensità emotiva probabilmente paragonabile a quella dell’edizione numero uno: al tempo si piangevano i morti e le macerie del sisma, oggi le disgrazie e le problematiche seminate dal coronavirus. Crisi allora, crisi adesso: ecco perché, nonostante le complessità logistiche connesse all’organizzazione in sicurezza della messa nel piazzale ai piedi del luogo di culto, l’arcidiocesi non ha voluto annullare l’appuntamento, configuratosi di conseguenza come un’invocazione alla Vergine ad aiutare il Friuli, l’Italia e il pianeta intero a uscire dal tunnel della pandemia.


Ed è stato proprio il padre guardiano dei frati cappuccini di Castelmonte, Gianantonio Campagnolo, nel mese di marzo primo contagiato in una comunità religiosa poi quasi completamente colpita dal Covid-19, ad aprire la celebrazione eucaristica chiedendo «per tutti la grazia di essere preservati» dal virus e affidando «a Maria l’inizio del nuovo anno pastorale». «Ripartiamo da qui, da Castelmonte, insieme», ha incoraggiato rivolto a una platea di religiosi, di autorità e di fedeli posizionata in modalità Codiv-free, con un attento distanziamento delle sedie all’interno di un’area interamente delimitata, con accessi controllati e naturalmente obbligo di mascherina.

«Qui a Madone di Mont, plurisecolare luogo di fede e meta di pellegrinaggi – ha esordito nell’omelia l’arcivescovo di Udine, monsignor Andrea Bruno Mazzocato –, ciascuno sale carico delle prove e delle sofferenze che la vita non risparmia a nessuno. E ci sono poi le prove collettive, che ci disorientano e minano i pilastri della nostra vita sociale: lo stiamo sperimentando da mesi e tuttora siamo col fiato sospeso, immersi in difficoltà gravi e pesanti che penalizzano ogni settore, dalla scuola alla famiglia, dall’economia alla nostra vita di comunità cristiana. Tutti stiamo portando il peso di questo duro momento». Anche il mondo della chiesa, appunto, che procede nella pastorale «come se il passo – ha sottolineato l’arcivescovo – fosse in salita». «Ma noi – ha poi sollecitato – non ci fermiamo. Siamo determinati a continuare nelle collaborazioni fra parrocchie, pur non nascondendoci che le difficoltà, anche per effetto della crisi sanitaria che stiamo attraversando, ci sono. Per questo ci rivolgiamo alla Madonna di Castelmonte: siamo qui per rinnovare la nostra fede e la speranza, per non lasciarci schiacciare dai problemi che dobbiamo affrontare. Non dobbiamo farci sopraffare dalla fatica e men che meno cedere alla disperazione», ha concluso, rivolgendo ai padri cappuccini l’incoraggiamento a proseguire sempre con gioia e dedizione nella loro preziosa missione, mantenendo Castelmonte «un’oasi spirituale di guarigione dei cuori».
 

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