Giovedì arrivano in Friuli i 50 militari di rinforzo ai confini

La pattuglia di “Strade Sicure” andrà a rafforzare i controlli e i posto di blocco per fermare l’arrivo di migranti in Fvg

UDINE. Il Viminale invierà entro una manciata di giorni i rinforzi – o meglio l’aliquota di militari dell’operazione “Strade Sicure” parafrasando il termine utilizzato dal ministro – promessi nel corso della visita a Trieste di Luciana Lamorgese. Giovedì, infatti, verranno avviate le operazioni di ulteriore pattugliamento del confine orientale, in provincia di Udine, anche grazie, appunto, al nuovo personale distaccato in Friuli Venezia Giulia.

L’assicurazione è arrivata ieri dal prefetto di Trieste, e Commissario del Governo in regione, Valerio Valenti quasi in risposta alla protesta avanzata dal Sindacato autonomo di polizia (Sap). «Neanche una settimana fa il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese – ha dichiarato il segretario provinciale di Trieste del Sap Lorenzo Tamaro –, nella sua visita per discutere della “rotta balcanica” e per tracciare il punto della situazione su questo tema, aveva promesso “un imminente rafforzamento” di uomini per poter contrastare il fenomeno migratorio.

Stiamo ancora aspettando e non sappiamo nemmeno quale siano le consistenze di questi rinforzi, in termini numerici, mentre anche oggi (ieri ndr) la Polizia di frontiera è stata impegnata in un rintraccio consistente di migranti che hanno varcato il territorio nazionale clandestinamente, molti dei quali si sono successivamente dichiarati minori. Dopo le parole della settimana scorsa, ancora un nulla di fatto, dunque, sull’aumento di uomini».

Tamaro, quindi, è andato oltre. «L’ennesimo rintraccio copioso – ha concluso – ripropone più che mai la necessità che si rivedano gli accordi bilaterali italo-sloveni sulle riammissioni che si stanno rivelando un buon strumento di contrasto al business dell’immigrazione clandestina. Servono regole più snelle per poter agevolare un numero ancor più maggiore di riammissioni rispetto a quelle che si effettuano oggi. Rivedere gli accordi ormai datati e renderli attuali alle esigenze di questi tempi è ormai prioritario».

Poche ore dopo, quindi, è arrivata la rassicurazione di Valenti che ha spiegato, nel dettaglio, come «dal 18 settembre arriveranno e saranno in attività i rinforzi promessi dal Viminale». L’aliquota di uomini in mimetica verrà utilizzata in parte per le operazioni di controllo dell’ex caserma Cavarzerani, ma, soprattutto, per rafforzare il pattugliamento nell’area delle Valli del Natisone.

Un focus, quello sul Friuli, ritenuto fondamentale da istituzioni e forze dell’ordine dopo l’andamento recente del fenomeno migratorio. Rispetto ai dati dello scorso anno, infatti, le riammissioni informali in Slovenia sono decisamente aumentare passando dalle 203 del 2019 alle 852 del 2020 di cui più o meno 500 negli ultimi mesi e soprattutto a Trieste. I passeur, così, hanno spesso modificato il loro raggio d’azione e, non di rado, attraversano i confini delle Valli del Natisone (oppure dell’Isontino) salvo poi scaricare i migranti abbondantemente dopo i dieci chilometri di distanza dalla frontiera.

Perché? Semplice: ogni richiedente asilo rintracciato in Italia entro questa fascia – e a meno che non dichiari di essere un minore non accompagnato – viene automaticamente riconsegnato alle autorità slovene, come da accordi tra Roma e Lubiana, mentre dopo il decimo chilometro deve essere preso in carico dall’Italia.

Da qui il progetto di rafforzamento dei controlli in Friuli anche con posti di blocco in particolar modo su due arterie espressamente citate da Lamorgese, cioè sulla Statale 54 che collega Udine al confine di Stato nelle vicinanze di Stupizza, in comune di Pulfero, e la 56 che dal capoluogo friulano arriva a Gorizia attraversando Buttrio, Manzano, San Giovanni e Cormons.


 

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