Processo CoopCa, parla l’ex dirigente vendite: con il crac ho perso 350 mila euro

Il racconto di Beorchia: «Le decisioni del direttore venivano subite dal comitato»

TOLMEZZO. Gli investimenti, le campagne di promozione al prestito sociale, la mancata percezione dei rischi e poi i piani di salvataggio che hanno preceduto il crac di CoopCa, travolta da un passivo concordatario di oltre 92 milioni di euro. Sono alcuni dei nodi affrontati nell’udienza di martedì 15 settembre al tribunale di Udine.

A parlare dovevano essere Vanessa Gressani e Sonia Cacitti, ex componenti del cda, ma, come gran parte degli altri imputati, hanno scelto di non rendere testimonianza e il loro avvocato Federico Carnelutti ha chiesto l’acquisizione dei verbali delle dichiarazioni rese al pm Elisa Calligaris dalle sue assistite nel 2016.



Chi ha parlato a lungo è stato l’ultimo teste citato dall’accusa: l’ex dirigente Giacomo Beorchia che lavorò alla CoopCa dal 2001 al 2015 e fu assunto per sviluppare il progetto Ipercoop di Amaro, per poi assumere la direzione marketing, vendite e comunicazioni.

Un ruolo apicale il suo che, però, non gli ha evitato drammatiche perdite economiche. «Per mesi non sono uscito di casa: venivo attaccato continuamente per quanto era successo, ma io stesso ero un prestatore sociale, come lo erano i miei familiari.

Complessivamente – ha annunciato Beorchia – abbiamo perso 350 mila euro». Critico l’atteggiamento di Beorchia nei confronti del comitato di direzione («era improntato al massimo appiattimento su sulle linee della direzione generale»).

Per Beorchia «quella del direttore era una presenza molto forte, le sue posizioni venivano subite, non discusse e condivise».



Nei suoi racconti l’eco della preoccupazione per la situazione di CoopCa emersa nel corso di due incontri con i vertici della cooperazione nazionale fra il 2013 e il 2014 a Bologna che Beorchia mise nero su bianco in un report inviato all’ex dg Massimo Veritti.

Emergevano i timori per le risorse investite nella realizzazione del nuovo magazzino di Amaro, una struttura ritenuta non necessaria ma portata avanti a dispetto delle alternative che potevano godere del sostegno della lega cooperative, realtà dalla quale CoopCa era sempre più lontana.

Eppure, quei report non ebbero seguito: «Non interessavano o si intendeva proseguire in autonomia» ha commentato Beorchia, ricordando che nell’estate 2014, a mesi dal concordato preventivo, partivano le lettere di incentivo al prestito sociale. Numerose le domande giunte dai difensori e dagli avvocati di parte civile Gilberto Zilli e Andrea Mondini.

Poi, è toccato ai testi delle difese. A Gianfranco Verziagi, il consulente interpellato dal vicepresidente regionale Bolzonello, che da dicembre 2015 lavorò a un piano di salvataggio CoopCa, a Martina Missana, segretaria di direzione, che ha spiegato la vasta documentazione fornita ai componenti del consiglio di amministrazione prima di ogni incontro.

Rinviato alla prossima udienza del 20 ottobre il contro-esame di Giovanni Sgura, consigliere cooptato nel 2015 come liquidatore che ha illustrato i piani finanziari predisposti per CoopCa. —

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