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Negozi e turismo: in regione l’indice di fiducia più alto d’Italia nel post-lockdown

Da Pozzo: abbiamo reagito meglio degli altri, l’esecutivo ha risposto in modo veloce ed efficace

UDINE. Una capacità di ripresa anticipata e superiore alle attese. Indicatori di fiducia di poco inferiori a quelli pre Covid. Dalla fotografia curata da Format Research per conto dell’Osservatorio di Confcommercio del Friuli Venezia Giulia, emerge un Friuli Venezia Giulia (campione di 1.536 intervistati) che risale la china dopo la durissima fase del lockdown economico e che, virus permettendo, ha intenzione di farlo in fretta anche nei prossimi mesi. Certo se volgiamo lo sguardo all’indietro, a quello che è accaduto tra marzo e maggio, i dati sono raggelanti, come ha evidenziato in conferenza stampa il direttore scientifico della società di ricerca Pierluigi Ascani.

Post-lockdown, il Friuli brucia le tappe


«A giugno 2020 le oltre 51mila imprese del terziario presenti in regione - ha spiegato l’esperto - fanno segnare il decremento più marcato degli ultimi dieci anni rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (-507, di cui 173 a Udine, 146 a Trieste, 101 a Pordenone, 87 a Gorizia) e i consumi dei cittadini sono calati di oltre il 12%, con una perdita secca di oltre 2,9 miliardi di euro. Eppure il clima di fiducia complessivo è lontano solo 5 punti (28 contro 33) dal riscontro pre Covid e il motivo, stando all’esito dell’indagine, sono le misure ritenute efficaci messe in campo durante e dopo il lockdown dalla giunta regionale da una parte, oltre a quelle reclamate da Confcommercio nazionale nei confronti del Governo».

Il contagio fa ancora paura
Il rialzo di fine agosto dei numeri della pandemia ha riportato in alto il livello di attenzione sulla diffusione del contagio: l’88% dei cittadini ritiene che il Paese non sia ancora uscito definitivamente dall’emergenza sanitaria. Non stupisce se sette su dieci si aspettano una nuova ondata di contagi in regione a partire dal prossimo autunno.

Il tessuto imprenditoriale
Il decremento del numero di imprese esistenti è frutto della fortissima decelerazione dell’apertura di nuove attività: è a picco la voglia di fare impresa nel periodo post Covid. Il crollo delle nuove iscrizioni, sebbene generalizzato, appare più forte in altri territori del Nord Est rispetto a quanto si registra in Friuli.

Clima di fiducia favorevole
Isolando le imprese del terziario, il clima di fiducia proiettato a fine anno lascia sperare in un recupero che avvicinerà l’indicatore ai livelli pre Covid molto più rispetto a quanto ci si aspetta a livello nazionale. Il trend per la fine dell’anno lascia presagire un miglior posizionamento delle imprese del commercio food e un netto calo della ristorazione e della ricezione turistica (malgrado i risultati di agosto e settembre). Allo stesso modo, la proiezione a fine anno relativamente all’andamento delle imprese evidenzia un recupero più veloce degli operatori del terziario del Friuli Venezia Giulia rispetto alla media in Italia.

La congiuntura economica
La flessione più consistente riguarda i consumi fuori casa, fortemente depressi dalla paura del contagio ma anche dall’istituto dello smart working, che si rivela una vera e propria minaccia per la tenuta di interi comparti. Nel complesso, nel 2020 andranno persi 116 miliardi di euro in Italia e poco meno di 3 miliardi in Fvg. Pur in un contesto di crisi generalizzata, la situazione in regione (-12,2%) si conferma meno pesante rispetto alla media del Nord Est (-13,3%). I territori di Pordenone e Udine si confermano quelli nei quali le imprese del terziario sembrano accorciare più velocemente il gap in termini di ricavi rispetto al periodo pre pandemia. Quanto al quadro occupazionale, pur confermando il miglior posizionamento rispetto alla media nazionale, è previsto un peggioramento della situazione nel breve termine presso le imprese del terziario. I primi dati ufficiali confermano il trend: nei primi tre mesi del 2020 sono state 7 mila le assunzioni in meno rispetto allo stesso periodo del 2019.

Da Pozzo: la macchina riparte
«Sono arrivato un po’ in ritardo fin qua da Tolmezzo - ha raccontato il presidente di Confcommercio - perchè ho trovato l’autostrada intasata di austriaci e tedeschi che vanno e vengono. Fino a giugno, luglio non si vedeva una targa straniera che fosse una neanche con il binocolo. Avevamo davanti una situazione drammatica, poi è migliorata al di sopra delle più rosee aspettative. È stata un’estate iperconcentrata, ma con risultati mai visti. Il clima di fiducia, oggi, è meno pessimistico rispetto a qualche tempo fa, c’è una prospettiva, si vede la luce, la “macchina” dell’imprenditoria sta ripartendo, così come l’industria. Siamo i migliori d’Italia in questo senso. Bravura? Fortuna? Io credo che abbiamo dimostrato un’ottima capacità di gestire il sistema sanitario e un buon rapporto tra mondo economico e politica. La Regione ha dato risposte pronte e positive alle nostre richieste e di ciò non possiamo che essere contenti».

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