Continuare a vivere dopo il lockdown Scuole e Cro raccontano il futuro

Una selezione dei lavori presentati ieri Lo scrittore: la fragilità ora è consapevolezza 

il progetto



«Il dopo nessuno lo sa, ma quello che sappiamo è che non saremo come prima. Questi testi sono pieni della consapevolezza che abbiamo maturato. Ho imparato anche io tanto da questi testi. Perché, dopo mangiare, raccontare e raccontarci le nostre storie è la cosa più importante che abbiamo». Così lo scrittore Giuseppe Catozzella ha raccontato, a sua volta, il valore dei testi che 300 ragazzi delle scuole superiori – di una trentina di istituti di Friuli Venezia Giulia, Veneto, Emilia Romagna e Lombardia – hanno scritto durante il lockdown partecipando al progetto “Sposta la tua mente al dopo…e raccontalo” promosso da Fondazione Pordenonelegge, Istituto Flora di Pordenone e Area Giovani del Cro di Aviano.

Un progetto telematico che è diventato un ebook – disponibile da ieri sul sito di Pordenonelegge e stampato in alcune copie dal Cro, con il sostegno dell’assessorato regionale alla cultura – e che è stato presentato a Pordenonelegge (ospite speciale Catozzella), in una diretta zoom densa di emozioni (con i video dei testi letti dai ragazzi), a dispetto della distanza telematica. Gli onori di casa li hanno fatti la professoressa Alessandra Merighi del Flora, che ha ringraziato tutti i parner dell’avventura, e il responsabile dell’Area giovani del Cro, Maurizio Mascarin, che ha ricordato come i ragazzi in cura ad Aviano abbiano vissuto l’isolamento del lockdown ben prima degli altri.

Non a caso Catozzella ha citato due testi dei ragazzi dell’Area giovani, tra quelli più densi di contenuti. In quello di Elisabetta Pichini emerge come «abbiamo barattato la fragilità con la consapevolezza. Chi era abituato a vivere con la propria fragilità si é trovato avvantaggiato e quindi il centro di tutto è la consapevolezza». In quello di Marilù Criscuolo, invece, è la riflessione sul tempo che merita di essere condivisa: «Il tempo non va riempito, cosa che noi facciamo culturalmente, ma come scrive Marilù è un tempo da respirare. E poi si parla di normalità come una conquista, altre concetto molto profondo».

Raccontare, come ha sottolineato lo scrittore commentando i video dei ragazzi «ha sempre un valore terapeutico» e allora dai testi degli studenti emerge come la tempesta in alcuni abbia fortificato lo spirito, in altri abbia generato una riflessione sull’identità, in altri ancora abbia scaturito un’introspezione sulla felicità mancata e quella da costruire.

Come Manuela che ci insegna che «dietro il pericolo ci ricordiamo che siamo tutti uguali – ha commentato Catozzella – e che non bisogna rimandare le relazioni importanti». O come Giada che con parole poetiche «ci dice che non solo la sofferenza insegna, ma che anche dalla felicità si può imparare». Iniziando a riconoscerla nella vita di tutti i giorni. —

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