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Morìa di api e quella perizia "dimenticata"

Oltre duecento indagati. E dopo un anno e mezzo di indagini la richiesta di archiviazione. Serviva tutto questo per provare a impedire l’uso del Mesurol 500 nelle semine dei campi friulani?

UDINE. Oltre duecento indagati. E dopo un anno e mezzo di indagini la richiesta di archiviazione. Se è vero, come dice la Procura di Udine, che questa inchiesta ha avuto il merito di «cogliere un problema reale, quello dell’utilizzo diffuso di un fitofarmaco pericolosissimo, reso illegale nel frattempo dall’Unione Europea», una domanda va posta: serviva tutto questo per provare a impedire l’uso del Mesurol 500 nelle semine dei campi friulani?

Tutto è cominciato a il 5 marzo dell’anno scorso e si è concluso il 23 settembre. Diciotto mesi di ricerche sui prodotti a base di Methiocarb, principio attivo presente, in particolare, nel Mesurol 500, caratterizzato da elevati livelli di tossicità per le api e per questo ritenuto «nesso di causalità» con lo spopolamento delle arnie lamentato negli ultimi anni da alcuni apicoltori. Un fitofarmaco «dannoso non soltanto per le api e per le altre specie animali, ma anche per l’uomo, tanto è vero che alcuni agricoltori, maneggiando i prodotti e sottovalutando gli avvertimenti riportati nelle rispettive etichette, avevano accusato disturbi e malesseri».

Bene, torniamo a marzo 2019. Il 21 marzo, due settimane dopo l’inizio dell’indagine, una perizia coferma «che sarebbe proprio l’Istituto Zooprofilattico ad escludere il nesso di causa tra la contaminazione da Methiocarb e la moria delle api, poiché la quantità riscontrata, come sottolineato in precedenza, è trascurabile. Gli altri principi attivi presenti nei campioni, di valore non trascurabile, derivano da un’attività diversa come ad esempio il debellamento della Varroa destructor, parassita delle Api; ciò si può verificare con google semplicemente digitando Fluvalinate api e/o coumaphos api».

PER APPROFONDIRE: Morìa delle api, tutto sull'inchiesta: gli indagati, i sequestri e le ritorsioni

La perizia è firmata dal professor Paolo B. Pascolo, ordinario di bioingegneria industriale e titolare dell’insegnamento di Biosensori, corso di laurea in Allevamento e salute animale, contattato dal Comitato spontaneo agricoltori - Mais.

«Leggendo il documento - continua Pascolo -, non posso non rilevare che il teorema–sementi conciate con Mesurol e moria delle api sia, in questo contesto, privo di fondamento, stante i dati oggi a disposizione. Ritengo vi sia stata una lettura, a mio parere impropria, delle analisi dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie, poiché non pare si tengano in conto gli ordini di grandezza dei dati rilevati in termini di tossicità reale. È opportuno riporti il passo (il dato) così come esso si ripresenta, uguale a se stesso, più e più volte: la presenza del Methiocarb (Mesurol) è numericamente di poco conto, si potrebbe parlare di tracce, mentre vi sono altri prodotti tossici. Nell’ape morta la dose rilevata è 5ng (cinque nanogrammi). Il nanogrammo è un miliardesimo di grammo, ricordiamo anche che il microgrammo è un milionesimo di grammo, il milligrammo è un millesimo di grammo.

Attraverso Google, o Bing, digitando “methiocarb LD50 api”, si giunge rapidamente ai dati essenziali. Una tossicità significativa (ingestione) con moria si ha con 80 nanogrammi; un tossicità significativa (trasmissione superficiale) con moria si ha con 230 ng».

«I valori riscontrati (5ng/ape) sono 8-10 volte per ingestione e oltre 20 volte inferiori per trasmissione superficiale». Per questi motivi il professor Pascolo conclude «che sarebbe proprio l’Istituto Zooprofilattico ad escludere il nesso di causa tra la contaminazione da Methiocarb e la moria delle api, poiché la quantità riscontrata, come sottolineato in precedenza, è trascurabile. Gli altri principi attivi presenti nei campioni, di valore non trascurabile, derivano da un’attività diversa come ad esempio il debellamento della Varroa destructor, parassita delle Api».

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