I tarocchi, le confessioni dell'amica e la decisione dei fidanzati: "Ecco perché abbiamo colpito Piero Longo"

Convalidato l’arresto per la coppia accusata del pestaggio di Piero Longo, legale di Berlusconi: «Volevamo soltanto aiutare un’amica, abbiamo visto la pistola e siamo scattati»

PADOVA. «Quella sera la mia amica e io siamo uscite per prendere un aperitivo in centro, poi siamo rientrate a casa mia. Rosy mi ha chiesto di farle i tarocchi... Continuava a lamentarsi, non gli era passata di essere stata “bloccata” dal cellulare di quell’uomo... Non riusciva più a parlare con lui. E mi ha pregato di aiutarla».

Lui è il penalista Piero Longo e chi parla è uno dei suoi picchiatori, la commercialista 47enne Silvia Maran che, ha ricostruito il film dell’aggressione. Anzi, la sua verità su quell’aggressione che ha un mistero: il movente. Già perché quanto alla dinamica, la procura (titolare dell’inchiesta il pm Roberto D’Angelo) sembra non nutrire troppi dubbi: l’avvocato Longo, 76 anni, è stato pestato a sangue. La ricostruzione sul Mattino di Padova.

Certo è uscito dal suo appartamento armato, ma era una pistola regolarmente detenuta e il legale non ha mai fatto mistero di avere il porto d’armi e di girare armato. Quando ha aperto la porta del palazzo in cui vive, in Riviera Tiso da Camposampiero, è stato subito spinto all’interno e aggredito nell’androne di casa, non in strada.

Da qui la contestazione del reato di lesioni aggravate nei confronti della commercialista e del compagno, il trentino Luca Zanon, 49enne, originario di Predazzo, elettricista titolare di una piccola ditta, subito arrestati e finiti agli arresti domiciliari.

il gip Claudio Marassi ha convalidato il provvedimento restrittivo della libertà, applicando la misura più lieve del divieto di avvicinamento alla vittima e dell’obbligo di dimora a Padova come di restare a casa tra le 22 e le 7 del mattino. Il pm aveva chiesto la conferma dei domiciliari tuttavia la coppia è incensurata.

Sono anche indagati per rapina (la pistola sottratta al legale) e porto in luogo pubblico di un’arma: a difendere i due l’avvocato Claudia Bagattin (per Maran) e l’avvocato Patrizio Ianniello (per Zanon). Per il concorso negli stessi reati è indagata in stato di libertà Rosanna “Rosy” Maria Sole Caudullo, 31 anni il prossimo 14 ottobre, la ragazza che lamentava l’impossibilità di incontrare l’avvocato Longo e di essere stata messa da parte.

Una ragazza (difensore Pietro Someda) che conosce il legale da bambina: amico della madre, Longo si sarebbe preso cura di lei, rivestendo quella figura paterna che a Rosy è mancata (il padre naturale non avrebbe mai avuto grandi rapporti con la figlia). Il penalista l’avrebbe sostenuta fin dagli studi liceali, poi al tempo dell’Università (Giurisprudenza) e ancora durante la frequentazione della scuola di notariato.

Rosy, però, sarebbe una ragazza fragile e problematica. Forse si sarebbe sentita messa da parte (nel 2017 l’avvocato ha sposato Annalisa Lombardo, una manager del gruppo di alta moda Salvatore Ferragamo).

Quel vincolo affettivo rarefatto avrebbe provocato alcune reazioni in Rosy. E ripetuti sfoghi con l’amica Silvia Maran che, la sera dell’1 ottobre, avrebbe deciso di “aiutare” la giovane (le due si sono conosciute in una scuola di danza). Resta da chiarire che cosa Rosy abbia raccontato alla commercialista: se il vero tipo di legame che aveva coltivato negli anni con il legale o magari un’altra storia di fantasia.

Durante l’interrogatorio di convalida Silvia Maran ha precisato: dopo i tarocchi, Rosy avrebbe chiesto di essere accompagnata a casa dell’avvocato per cercare un incontro. La 31enne avrebbe insistito: voleva capire perché lui aveva bloccato il telefono ed evitava di vederla. Essendo oltre le 22.30, Zanon – è la versione dei due – si sarebbe offerto di accompagnarle: il terzetto, partito dall’abitazione della coppia in via Castelfidardo, raggiunge il palazzo dell’avvocato Longo in Riviera Tiso da Camposampiero. Zanon ha chiarito: non conosceva l’avvocato Longo (come la compagna) ed era la seconda volta che vedeva Rosy.


La coppia ha raccontato di aver suonato il citofono: «Siamo con Rosy, vorrebbe parlarle. Può scendere?». Il legale avrebbe cortesemente risposto: «Scendo». Un’attesa di 5 minuti: «Quando l’avvocato ha aperto il cancelletto abbiamo detto, indicando Rosy, “La conosce?”. Lui ha detto “sì”. Io sono entrata nell’androne per prima. Avevo già visto la pistola» ha detto Maran al gip, «Poi l’ha vista Luca che era dietro di me... Siamo scattati “che cazzo fai?”».

Rosy è rimasta fuori. Maran ha ammesso di essersi lanciata contro Longo e di averlo trattenuto alle spalle. Il legale l’avrebbe spinta contro il muro, riuscendo a sparare un colpo in aria. Zanon si sarebbe avventato su Longo, sferrando alcuni pugni al suo volto; tutti e tre sarebbero caduti a terra e nella colluttazione un secondo colpo sarebbe stato esploso verso il pavimento. Zanon sostiene di avere udito tre spari.

«Gli ho dato due cazzotti» si è giustificato, «Avevo paura che sparasse e volevo solo prendergli la pistola. Una volta disarmato, ci siamo allontanati con l’arma per evitare di essere colpiti». I tre sono stati ripresi da una telecamera all’ingresso esterno e un clochard li ha visti: alla Squadra mobile ha raccontato di aver udito pure i colpi e le grida. Alcuni inquilini del palazzo hanno dichiarato alla polizia di aver sentito frasi minacciose da parte di chi suonava il campanello. Appena rientrati a casa, Zanon e Maran hanno chiamato la questura parlando di un’aggressione subita. All’arrivo della volante hanno consegnato l’arma sottratta, giustificando di averla portata con loro per paura.

Restano da chiarire diversi punti. Tra questi, perché Zanon e Maran, sia pure per “aiutare” un’amica, si presentano di notte a casa di una persona a loro sconosciuta come l’avvocato Longo? Ancora, perché entrano nell’androne del palazzo pur notando – per loro ammissione – che il penalista aveva una pistola e gli saltano addosso con la scusa di disarmarlo?

L’inchiesta va avanti.

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