Tra luce e gas previsti in Fvg aumenti per mezzo milione di bollette

Segnalati in rialzo i prezzi delle materie prime. La variazione legata alla ripresa dell’economia e dei consumi

UDINE. A rialzarsi, con l’arrivo dell’autunno, non è soltanto la curva dei positivi al Covid-19. L’altra brutta notizia arrivata a fine settembre, e concretizzatasi a partire dal 1° ottobre, è l’aumento delle bollette di luce e gas, che subiranno incrementi del 15,6% (energia) e dell’11,4% del gas rispetto alle tariffe “protette” in vigore nel terzo trimestre di quest’anno. Il rincaro, legato all’aumento dei costi della materia prima non riguarderà automaticamente tutti gli utenti, ma soltanto quelli del cosiddetto mercato tutelato, circa la metà del totale.

In Friuli Venezia Giulia, stando ai dati aggiornati al 31 dicembre 2019, si tratta del 48% degli utenti domestici per quanto riguarda l’elettricità, complessivamente 270 mila famiglie, e di un utente su tre (il 34%) per il gas, quindi poco meno di 200 mila famiglie (stime che non comprendono le seconde case). Per tutti questi il costo di ogni kilowatt sale dai 16,6 centesimi del trimestre luglio-settembre ai 19,2 di ottobre-dicembre, quello del gas da 60,4 a 67,1 centesimi a metro cubo. Questi i valori di riferimento indicati dell’Arera, l’Autorità di regolazione per energia, gas e servizi ambientali, calcolati sulla famiglia “tipo”, con consumi di 2.700 kw e 1.400 metri cubi di gas all’anno.



EFFETTO COVID
Sembrerebbe una stangata di stagione, e in effetti l’arrivo dei mesi freddi è sempre accompagnato da una fluttuazione verso l’alto della domanda e quindi dei prezzi. Facendo i conti su tutto l’arco dell’anno, però, nel 2020 le bollette del mercato tutelato sono state meno care rispetto al 2019, con risparmi che a dicembre, sempre per la famiglia tipo, saranno complessivamente di circa 6 euro al mese per l’energia (74 euro all’anno) e quasi 10 al mese (117 all’anno) per il gas.

Come scrive l’Area nella nota che ha accompagnato i nuovi prezzi per il trimestre, si tratta di un ritorno del mercato alle condizioni di normalità del pre-Covid. Se l’epidemia e il lockdown, facendo crollare la domanda di energia, avevano portato a un forte calo del prezzo della materia prima e della relativa componente in bolletta, il rialzo delle bollette è lo specchio della ripresa in atto. «La ripresa dei consumi di energia, che conferma la ripartenza dell'economia in Italia e in Europa, ha portato ad un graduale rialzo delle quotazioni», scrive l’Autorità, aggiungendo che l’effetto complessivo risulta particolarmente marcato nei mercati del gas naturale e dell’anidride carbonica e si è riflesso anche nel mercato elettrico».

MATERIE PRIME E BOLLETTA
Nel 3º trimestre 2020, spiega ancora l’Arera, il Prezzo unico nazionale è salito a 42 euro a megawatt, contro i 25 euro del 2° trimestre, con un aumento di circa il 70%, per poi attestarsi ai 49 euro di settembre, ovvero sul livello di un anno fa, atteso stabile per tutto il trimestre. Da qui il riavvicinamento alle tariffazioni dello scorso anno, dal momento che la componente materia prima pesa per circa il 44,5% sul costo della bolletta. Per quanto riguarda il gas, invece, il prezzo a termine rilevato nel mercato all'ingrosso «risulta in aumento del 96% rispetto al trimestre precedente, riflettendo sia la stagionalità dei consumi sia il miglioramento delle aspettative economiche». L’aumento dei costi di approvvigionamento, più marcato, è parzialmente mitigato dalla loro minore incidenza in bolletta, che nel caso del gas pesa solo per un terzo (il 34%) sull’importo totale.



LIBERI E TUTELATI
Gli aumenti, come detto, riguardano soltanto una metà scarsa degli utenti nel caso dell’energia e un terzo nel caso del gas. Si tratta di chi non ha ancora optato per la tariffa di libero mercato, considerando più conveniente (e nella maggior parte dei casi è così, assicurano le associazioni dei consumatori) il prezzo “politico” deciso trimestralmente dall’Autorità. Prezzo che, di proroga in proroga, dovrebbe finire in soffitta soltanto a partire dal primo gennaio 2022, salvo ulteriori rinvii dell’annunciata liberalizzazione.

Chi sceglie per il mercato libero (e non necessariamente cambiando fornitore, perché la maggior parte dei fornitori offrono entrambe le opzioni tariffarie) ha il prezzo bloccato di norma per 12 mesi, e prima di rinnovare l’opzione per l’anno successivo viene informato in anticipo sui nuovi costi. Con la facoltà di rinnovare, cambiare fornitore o opzione tariffaria. Ecco perché le variazioni trimestrali decise dall’Arera coinvolgono soltanto i “tutelati”, oggi penalizzati a causa degli aumenti di ottobre, ma anche gli unici ad aver beneficiato delle sensibili riduzioni del prezzo del secondo e del terzo trimestre.

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